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21/01/2013

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Elezioni: Di Stefano candidato governatore 

di CasaPound Italia nel Lazio:

 - E' Simone Di Stefano il candidato governatore del
Lazio di CasaPound Italia.


''CasaPound vuole partecipare alla vita politica della Nazione e si
candidia per governare - ha detto Di Stefano - Non ci siamo mai
confrontati con l'elettorato, lo facciamo oggi per dare una speranza
all'Italia, dopo 10 anni in cui abbiamo dimostrato cosa sappiamo fare,
in cui abbiamo costruito su tutti i fronti e sempre contando
esclusivamente sulla forza della militanza e dell'autofinanziamento.
Vogliamo offrire un'alternativa ai delusi del centrodestra e del
centrosinistra e a tutti coloro che non si riconoscono nello
schieramento liberista unico che troveranno sulla scheda elettorale,
uno schieramento che va da Vendola a Storace, passando per Bersani,
Monti e Berlusconi. CasaPound è una nuova forza politica, diversa da
tutte le altre, anche della destra radicale, e fuori da ogni
schieramento: è contro il governo Monti da sempre, è stato il primo
movimento a scendere in piazza contro l'esecutivo tecnico a una
settimana dal suo insediamento: per questo - ha sottolineato il
vicepresidente di Cpi - credo che avremo un ottimo risultato''.

''Il nostro modello di Nazione - ha spiegato Di Stefano - lo vogliamo
iniziare a sperimentare nel Lazio. Noi vogliamo fare di questa regione
una roccaforte sociale, un piccolo Stato impegnato in prima persona
nello sviluppo dell'economia locale, da cui trarre le risorse per i
servizi sociali e sanitari che devono rimanere saldamente in mano
pubblica. Tra i punti qualificanti del nostro programma, c'è la
creazione di un 'Istituto Regionale di Recupero Economico', uno
strumento per intervenire direttamente quando un’azienda sul
territorio rischia di chiudere. C'è il Mutuo Sociale, ovvero una
soluzione per accedere alla proprietà della prima casa senza passare
attraverso le banche, e c'è un fondo regionale per garantire chi cerca
casa in affitto. Vogliamo anche l'introduzione di una moneta
complementare, l'Equo, che a breve sperimenteremo sul territorio
dell'Esquilino, un sistema già utilizzato altrove in grado di
rilanciare l'economia locale, garantendo alle famiglie un 30% in piu'
da spendere. Soprattutto, vogliamo l'annullamento di ogni
finanziamento per i gruppi consiliari e la drastica riduzione delle
indennità dei consiglieri, perché la politica, e CasaPound lo sa bene,
a nostro avviso, quando le idee valgono, si autofinanzia''.


Lazio: chi è Simone Di Stefano, candidato governatore di CasaPound Italia

Trentasei anni, nato e cresciuto alla Garbatella, quartiere popolare
di Roma. Militante politico dall’età di 16 anni nel Movimento Sociale
Italiano, lo abbandona nel 1994 dopo la svolta di Fiuggi. E’ uno dei
fondatori di CasaPound, di cui è vicepresidente e responsabile della
propaganda e comunicazione. Dopo un diploma da Chef all'istituto
alberghiero, indirizza da autodidatta la sua creatività alla
comunicazione sul web quando internet era agli albori, fino a farne la
sua professione. Padre separato di due bambine, ha dedicato la sua
vita alla militanza politica attiva, occupando palazzi abbandonati per
dare un tetto a centinaia di famiglie italiane, organizzando azioni
mediatiche eclatanti per tutelare categorie e lavoratori a rischio.
Foto liberamente scaricabili da:
www.distefanopresidente.org
www.facebook.com/distefanopresidente

Il programma di CasaPound Italia in 10 punti.

1. Il nostro Lazio: una roccaforte sociale. Attiva, razionale, popolare.

Le folli politiche liberiste europee mettono le Regioni di fronte
all’inevitabile: privatizzare tutti i servizi pubblici, abbandonando i
cittadini ad una visione economica che assiste e aiuta solo chi può
permetterselo.
Per evitare questo scenario, CasaPound Italia vuole trasformare la
Regione Lazio in una roccaforte sociale, impegnata in prima persona
nello sviluppo dell'economia locale, da cui trarre le risorse per i
servizi sociali e sanitari che per CasaPound devono assolutamente
rimanere in mano pubblica.
La Regione Lazio deve e può diventare un soggetto economico attivo, in
grado di operare direttamente in alcuni settori come industria,
turismo, agricoltura e distribuzione.
La Regione Lazio deve e può ottenere da questa sua partecipazione
economica un profitto da utilizzare per le politiche sociali, sanità e
trasporti.

2. Economia reale: salvare il lavoro e le attività produttive.

Creare un "Istituto Regionale di Recupero Economico" supportato da un
fondo finanziario costituito da alcuni fondi regionali già esistenti e
da tutto il patrimonio immobiliare della Regione. La Regione avrà cosi
uno strumento per intervenire direttamente quando un’ azienda sul
territorio rischia di chiudere. Per le medie e grandi imprese è
prevista l’acquisizione da parte della Regione del 51% dell’azienda,
mentre il 49% sarà partecipato da una cooperativa costituita dai
lavoratori dell’azienda stessa. Per le piccole imprese, qualora sia
ancora presente e attivo l'imprenditore originario e ne faccia
richiesta, l'azienda sarà compartecipata dalla Regione al 49%.
L'obiettivo: salvare ogni posto di lavoro, recuperare le aziende a
rischio, portare profitto economico al sistema sociale e sanitario del
Lazio.

3. Servizi sociali e sanità: esclusivamente e fortemente pubblici.

E' vero: fino ad oggi la gestione pubblica dei servizi sociali è stata
uno scandalo continuo, fatto di ruberie, clientelismi, parassitismo.
Non per questo possiamo condannare i cittadini ad un sistema sociale
privatistico ed iniquo. Possiamo al contrario colpire duramente le
ruberie, le clientele, i parassiti. Vogliamo un sistema sociale
pubblico che sia asciutto, razionale, essenziale, efficace. E per fare
questo occorre iniziare a tagliare dall'alto, mai dal basso. Ad
esempio prima di tagliare posti letto o mettere in forse la stessa
attività ospedaliera, occorre eliminare gli sprechi veri, come i
milioni di euro in farmaci sprecati ogni anno dagli ospedali del
Lazio. È inaccettabile che i tagli mettano a rischio la salute stessa
dei cittadini costringendo alla chiusura interi ospedali tra cui nella
sola capitale eccellenze ospedaliere quali il CTO, l’IDI, l’Eastman,
il San Filippo Neri, lo Spallanzani. Prima di licenziare un qualunque
lavoratore, occorre razionalizzare il sistema piuttosto che
distruggerlo, evitando come accade oggi, che ci siano tre reparti di
cardiologia in un singolo ospedale solo per compiacere due primari
amici di chissà chi.


4. Basta fondi regionali ai partiti.

Tutti i fondi per i gruppi consiliari saranno dirottati ai servizi
sociali e alla sanità. La cifra si aggira attorno ai dodici milioni di
euro annui. CasaPound Italia è in grado da oltre dieci anni di fare
politica autofinanziandosi e grazie al volontariato dei suoi
militanti. E cosi dovranno fare anche i partiti.

5. La casa senza la banca: Mutuo Sociale e fondo garanzia affitti.

Quella del Mutuo Sociale, ovvero una soluzione per accedere alla
proprietà della prima casa senza passare attraverso le banche, è una
proposta ideata e concepita da CasaPound. L’idea è semplice: la
Regione individua terreni pubblici sul territorio laziale dove
costruire quartieri di nuova concezione: organici, ecosostenibili ed
energeticamente autosufficenti. Questi quartieri avranno funzione di
ricucitura e riqualificazione del territorio, scempiato da anni di
sacco edilizio selvaggio, e le aree individuate non dovranno intaccare
ulteriormente il verde qualificato del territorio. Le case di queste
quartieri verranno costruite direttamente dalla regione o
autocostruite da cooperative di cittadini. I progetti verranno
affidati a prestigiosi concorsi fra le facoltà di architettura e
urbanistica e verranno costruite secondo i principi di buona
architettura. A tale proposito sarà varata una legge per la qualità
architettonica che abbia valenza generale sia in ambito pubblico che
privato. In questo modo si abbattono completamente i costi di
costruzione. Una casa di 100 mq cosi costruita può costare anche solo
80.000 Euro.
Le case di questi quartieri verranno pagate direttamente dai cittadini
alla Regione con una rata di Mutuo Sociale che non può superare un
quinto delle entrate del nucleo familiare. Una rata che si mette in
pausa in caso di momentanea disoccupazione

6. Un fondo regionale per garantire chi cerca casa in affitto.

Moltissimi cittadini cercano casa in affitto, ma i proprietari che
vogliono affittare chiedono a garanzia del contratto delle
fideiussioni bancarie o assicurative che puntualmente vengono concesse
solo a chi ha contratti di lavoro a tempo indeterminato, o a chi già
possiede un immobile. La Regione dovrà, usando al sua società
controllata Unionfidi, creare degli strumenti di garanzia accessibili
ed integrarli con contratti di affitto concordati che facciano
incontrare domanda e offerta, calmierando il mercato degli affitti.

7. La nostra terra, i nostri frutti.

La vera difesa dell’ambiente deve partire dalla conoscenza e dalla
valorizzazione del territorio e delle sue risorse. Vigilare a che
l’acqua resti bene pubblico sottratto alla speculazione economica.
Tutela delle aree agricole (agro romano) e di tutte quelle connotate
da evidenti tratti naturalistici (parchi) salvaguardia della loro
integrità e promozione di un uso compatibile.

8. Consumare prima i prodotti del Lazio.

La Regione Lazio si doterà e gestirà un sistema di distribuzione
agroalimentare che possa collegare direttamente i produttori laziali
con i consumatori dei grandi centri urbani della Regione. Verrà creata
una rete di mercati regionali nei capoluoghi delle province laziali in
cui verranno venduti esclusivamente prodotti agroalimentari laziali.

9. Etichetta antispeculazione
Per i beni agroalimentari in vendita presso la grande distribuzione
(SMA, COOP, PANORAMA etc etc), l'imposizione di una etichetta che
indichi non solo la provenienza, ma quanto quel prodotto è stato
pagato al produttore.


10. L'EQUO: la moneta complementare del Lazio.
La regione promuoverà la realizzazione di una moneta complementare sul
territorio regionale: l'EQUO. La moneta complementare fa risparmiare e
offre una spinta incredibile all'economia territoriale, incoraggiando
i cittadini a consumare ed usufruire di beni e servizi realizzati nel
Lazio da aziende e professionisti regionali e allontanandoli dalle
logiche speculative della grande distribuzione. Un modello già
applicato con successo in tante località in Italia e all’estero, con
Circuiti di Economia Solidale Locale che in alcuni casi sono attivi da
diversi decenni.