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30 Ottobre 2014

 

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Di Stefano: “L’asse Lega-CasaPound regge se non c’è deriva neo-centrista. Ue è finita”

 

 

L’asse Lega-CasaPound è saldo, ma attenzione a non trasformare l’evoluzione “nazionale” e “lepenista” del Carroccio in un progetto neo-centrista, d’apparato, con dentro le solite facce. È sostanzialmente questo il messaggio che Simone Di Stefano lancia a Matteo Salvini. E sulla Francia e l’Inghilterra che prendono posizioni in contrasto alla Ue circa l’immigrazione e Triton, commenta: “L’Unione europea così come la abbiamo conosciuta si sta sfaldando. Dappertutto si parla di queste cose. Solo qui parliamo di Renzi e delle sue idiozie…”.

Di Stefano, la Poli Bortone ha dichiarato che se Renzi e Berlusconi si accordano per un presunto “Partito della nazione”, allora anche Fratelli d’Italia, Lega e CasaPound possono trovare un accordo fra loro per opporsi a tale progetto. Lei che ne pensa?

«Non è esattamente questa la proposta di CasaPound. Noi vogliamo un progetto in cui sia chiaro che bisogna stare fuori dal centrodestra, essere contro questa Ue, condurre le battaglie per la sovranità. Fratelli d’Italia si sta avvitando su se stesso, sembra che mantengano un piede di qua e uno di là. CasaPound, in ogni caso, rimane se stessa e ha le idee chiare: sappiamo chi siamo, cosa vogliamo e da dove veniamo».

Come va il rapporto con la Lega, in vista di questa famosa apertura al centrosud, con la cosiddetta Lega dei Popoli?

«Con la Lega il dialogo continua. Sulla Lega dei Popoli, tuttavia, dobbiamo prima capire di cosa si tratta. Io credo non debba essere il rifugio per tutti quelli che non hanno più spazio altrove, un carrozzone dove ritrovare i soliti trombati incravattati che fanno le convention negli alberghi. Un progetto del genere non ci interessa né, credo, interesserà agli elettori. Salvini ha risollevato la Lega perché ha fatto vedere che questo movimento sta per strada, è attivo nei territori. Se diventa altro non è più appetibile, in primis per gli elettori».

La Francia adotta la linea dura con gli immigrati: via chi rappresenta un problema per l’ordine pubblico, anche se comunitario. Certe cose, in Ue, c’è chi le può dire e chi no?

«Sì ma non è che a noi non le fanno dire, è semplicemente che non le diciamo, non ne abbiamo il coraggio. In Germania gli stranieri, anche se comunitari, se non hanno lavoro vengono espulsi. Dappertutto si parla di queste cose. Solo qui parliamo di Renzi e delle sue idiozie. Ma è un fatto che su questi temi, sulla libera circolazione delle persone, l’Unione europea così come la abbiamo conosciuta si sta sfaldando. Per certi versi è anche un peccato, perché aveva un senso che italiani, francesi, tedeschi potessero liberamente girare per il loro continente comune. Ma quando l’Ue si è aperta a paesi con condizioni sociali molto differenti dalle nostre, come per esempio la Romania, la cosa ha avuto effetti devastanti».

Anche Cameron ha dato una spallata all’Ue, annunciando che la Gran Bretagna non parteciperà alla missione Triton…

«Fa tutto parte di quella disintegrazione che è in atto, ma che qui da noi si fa finta che non esista. Ma se l’Ue, su temi come l’immigrazione, di fatto non esiste più, perché continuiamo a parlare di vincoli di bilancio?».

Anche dalla Marina sono venuti segnali di insofferenza circa la gestione di Mare nostrum…

«Io non so il mondo militare con che occhi possa guardare alla politica di oggi. C’è uno scollamento tra il palazzo e la società che tocca anche i nostri soldati. In genere si guarda e si sopporta, ma l’esasperazione cresce, al di là della propaganda e degli spot dei principali media che ci dicono che tutto va bene».