La mosca tagliato 1024

 

10 Febbraio per non dimenticare!

 

DVE PAROLE …

SV

FOIBE ED ESODO DA

ISTRIA, FIVME E DALMAZIA

 

di  ALESSANDRO M. FUSCO (delegato A.D.ES. per la Puglia e la Basilicata)

10 Febbraio: Giorno Ufficiale del Ricordo delle Foibe e dell'Esodo

 
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   Opuscolo informativo a cura dell’associazione A.D.ES.

                 delegazione provinciale di Foggia

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia è raccontata dalle pietre, dalle vite delle persone e dagli accadimenti in se, per questo quando si parla di Dalmazia, di Istria o di Fiume d’Italia è per forza di cose che, per mio modo di vedere, tutti gli accadimenti piccoli o grandi accaduti nella settore nord orientale d’Italia, dall’impero romano (se non prima) fino ad oggi devono considerarsi per necessità di Nazione come parte integrante della Storia d’Italia. Per questo motivo chiunque affronta i fatti del passato più o meno recente deve considerare anche queste terre come parte integrante della nostra Nazione, nel bene e nel male, nelle vittorie come nelle sconfitte belliche e di civiltà.

Per diversi motivi, fino ad oggi in Italia era quasi proibito parlare di Istria, Fiume e Dalmazia, particolarmente per il periodo che va dal 1943 al 1954 e più vastamente per l’intero novecento (irredentismo, prima guerra mondiale, impresa fiumana di D’Annunzio,  la riunificazione di Trieste nel 1954 e le storie degli Italiani rimasti al di là della cortina) e soprattutto nelle scuole o nelle università, ma oggi per fortuna non è più così.

Finalmente possiamo parlare abbastanza liberamente di quegli Italiani (con la I maiuscola) morti non perché “fascisti”, ma solo perché Italiani vittime dell’odio di razza e di una cultura barbara contraria all’uomo.

Molto spesso si parla della perdita della Venezia Giulia e della Dalmazia tralasciando la restituzione della città di Trieste nel 1954 all’Italia (dal Territorio Libero appositamente creato) e si ignora che questa provincia e quella di Gorizia sono praticamente scomparse, per non parlare del fatto che quando cadde il Muro di Berlino la città di Gorizia fosse ancora divisa in due.

Nessuno parla di  queste città e di queste province, che furono e (almeno per il tessuto architettonico e per la loro storia) restano luoghi italiani, come lo furono e sono Capodistria (resa in slavo come Koper), Parenzo (Porec), Fiume (Rijeka), Ragusa (Dubrovnik), Zara (Zadar) o Spalato (Split) e troppo spesso la gente comune nomina queste terre in una lingua straniera, sempre mal pronunciata.

Il fatto che le terre orientali d’Italia siano state per troppi anni dimenticate è dovuto principalmente al fatto che i carnefici, gli assassini, i boia avessero come segno distintivo una stella rossa sul berretto, quella stessa che avevano anche i compagni di qua dal confine: erano i partigiani comunisti slavi che seguivano le volontà del maresciallo infame - Josip Broz detto Tito - .

infoibati01Fortunatamente qualcosa è cambiato, in Italia e in Europa, è finito il comunismo e la Jugoslavia non esiste più. Purtroppo solo gli eredi di Togliatti, i compari di Bertinotti e Cossutta non lo hanno ancora capito e continuano a parlare con disprezzo della rivisitazione di alcuni momenti storici perché gli Italiani non devono riflettere, soprattutto sulla fragilità delle fondamenta sulle quali è stata fondata la Repubblica social-democratica nata dalla resistenza. Proprio la cancellazione del confine orientale e del suo dramma storico e umano è il punto più basso del mito resistenziale. Se si fosse avuto il coraggio di dire subito, con franchezza all’Italia e al mondo, quali crimini orrendi erano stati commessi, con il pretesto della Liberazione, da parte di un esercito straniero nei confronti degli indifesi (donne, vecchi, bambini e soldati disarmati) della nostra nazione, si sarebbe potuto evitare l’assurda bugia degli storici marxiani, cioè che quelle terre erano prevalentemente slave e che gli oppressi dal nazi-fascismo ne avevano cacciato gli usurpatori punendoli severamente. Ma questo è assurdamente falso e privo di fondamento, perché nelle foibe finirono quasi solo Italiani, quasi nessun fascista e quasi nessun essere umano maschile in età tale da poter impugnare le armi contro questi assassini senza scrupoli.

Diversi sono stati i fattori che hanno comportato la cancellazione nei corsi di storia (ma anche nei corsi di letteratura e storia dell’arte) dei fatti e dei nomi relativi ad Istria e Dalmazia:

1) il partito comunista italiano non voleva far conoscere l’ingenuità politica con la quale si erano poste sotto il comando militare di Tito e dei partiti comunisti sloveno e croato in Friuli e Venezia Giulia; privando così il CLN di quella regione del suo braccio militare ed esponendo gli stessi dirigenti antifascisti giuliani alla persecuzione di un nemico che aveva come scopo primario l’annessione territoriale dei territori allora fieramente italiani. Ma si trattò di una semplice ingenuità o fu un  vero tradimento, di cui Togliatti fu l’artefice principale;

2) tutti gli altri partiti (non fieramente nazionalisti) italiani, compresi quelli di estrazione risorgimentale, non hanno avuto la forza o il coraggio di rivendicare territori con gli alleati occidentali, Stati Uniti per primi, e questo ha portato il nostro Paese a perdere un’intera regione e a veder fuggire quasi tutta la sua popolazione e fu l’ESODO;

3) quando il compagno Tito ruppe con il partito comunista sovietico nel 1948, le provincie orientali italiane erano diventate uno dei premi più preziosi per il dittatore iugoslavo, che andava ricompensato per il suo ruolo di “non allineato” ai russi. Gli americani, però, avevano fatto male i loro conti perché gli “slavi del sud” non avevano alcuna intenzione di aiutare l’occidente. I serbo-croati e gli sloveni usavano le minacce fisiche e psicologiche per bloccare i dissidenti, in particolare gli italiani, in più cercarono di dare nomi slavi a chiunque fosse nato in quelle terre nei secoli passati, imperatori romani e Marco Polo compresi: un’assurdità.

Al termine della seconda guerra mondiale tutti questi fattori hanno condannato alla tragedia della pulizia etnica e al dramma dell’esodo oltre mezzo milione di connazionali, se si mettono insieme i 350.000 esuli, gli 80.000 rimasti del 1948 e le popolazioni di Trieste e Gorizia, che vissero l’incubo dei 45 giorni dell’occupazione iugoslava (fino alla Liberazione alleata del giugno 1945) e ne conservano ancora il ricordo traumatico, soffocate da una frontiera innaturale che solo adesso comincia a perdere il suo carattere punitivo.

AnnegamZaraSolo le nuove pulizie etniche nei Balcani degli anni 90 hanno riportato alla luce la prima pulizia etnica iugoslava: quella contro gli Italiani autoctoni del confine orientale, che in quelle terre abitavano da millenni, assai prima che vi giungessero le migrazioni slave. Solo di recente si comincia ad acquisire la consapevolezza che l’esclusione di queste vicende nella formazione della cultura nazionale e nell’insegnamento scolastico rendano incomprensibile sotto molti aspetti la storia dell’intera nazione.  Dal Risorgimento fino ad oggi, l’Italia si è trovata più volte coinvolta negli avvenimenti dei vicini Balcani, l’area geografica a noi più prossima fisicamente, ma psicologicamente ancora lontanissima.

Dovremmo ricordarci quotidianamente che l’identità nazionale Italiana passa anche attraverso la conoscenza delle vicende del confine orientale dove si esprime profondamente l’attaccamento delle genti di lingua Italiana ovvero di origine latina del confine orientale alla madrepatria. Nell’Istria e nel Quarnaro e anche in alcune città della Dalmazia sono rinate le comunità italiane, orgogliose del loro passato e della loro tradizione culturale e linguistica, al di là di ogni differenza di schieramento ideologico e politico.

 

Ma bisogna ricordare, soprattutto nelle scuole, che cosa vissero i giuliani e i dalmati negli anni dal 1943 al 1954, soprattutto relativamente alle FOIBE.

Le foibe sono delle profonde cavità del terreno carsico tipiche dell’Istria, la maggior parte delle quali tuttora inesplorate, in cui finirono circa 20.000 persone, molte delle quali non hanno ancora ricevuto una cristiana sepoltura. Dall’epoca della guerra di Troia (ben tremila anni fa) tutte le civiltà mediterranee hanno rispettato sempre i morti, anche se nemici, le bande assassine comuniste slave non lo fecero e tuttora gli eredi della Jugoslavia non vogliono che si parli di quei poveri morti!  Barbari!

Molte donne subirono violenze di ogni genere, a memoria di tutte la studentessa Norma Cossetto, fissata ad un tavolo con delle corde e violentata da diciassette partigiani prima di essere gettata, dopo immonde mutilazioni, in una foiba. Norma Cossetto ricevette in seguito la laurea “Honoris Causa” dal professore, di fede comunista, Concetto Marchesi. I partigiani non si fermarono neppure di fronte alle vesti talari; nel fondo di una foiba il Maresciallo Harzarich dei Vigili del Fuoco di Pola recuperò, il corpo evirato ed incoronato col filo spinato del povero Don Tarticchio. Furono giorni di terrore, notti squarciate dalle grida di chi precipitava vivo nei buchi neri, silenzi rotti dalle preghiere di chi veniva condotto al martirio. Il IX Corpus Sloveno unitamente all’OZNA (organo del controspionaggio Jugoslavo) misero così in atto il piano annnessionistico della Venezia Giulia italiana come testimoniato  da Giovanni Padoan  “Vanni” nel libro  Porzus”. Nelle foibe furono trovati membri del C.L.N., gli autonomisti di Fiume, che sicuramente non erano fascisti e persino sindacalisti italiani come l’ebreo Adam, funzionari pubblici o tutti quelli che potevano rappresentare l’italianità di quelle terre, mentre i fascisti, visto come stava andando la guerra, stavano già rientrando nelle caserme. Decine di testimonianze, copie di denunce presentate nel dopoguerra alle autorità,  delineano il piano di Tito. Una parte dei prelevati fu gettato nelle foibe ed eliminati in massa, in alcuni casi i cassoni dei camion rovesciarono il loro carico umano direttamente nelle voragini carsiche, molti altri furono deportati in campi di concentramento e di sterminio che rimasero aperti sino al 1950, campi nei quali passò anni della sua vita la maestra Mafalda Codan, rea di avere avuto a Parenzo, sette familiari infoibati, come da lei descritto nel suo libro di memorie “Sopravissuti”. Il Genocidio produsse terrore, causando l’esodo di almeno 350.000 abitanti di una italianissima terra. Su quei scomodi morti scese una grande pietra tombale: IL SILENZIO DEI VIVI PIU’ TREMENDO DEL SILENZIO DEI MORTI. Furono dimenticati i luoghi del martirio degli italiani. Scomparsi senza un fiore, unitamente agli italiani annegati o condannati a morire di fame nulle Isole Incoronate o quelli appesi ad un uncino da parte degli infoibatori croati.

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Non ci può essere una politica forte italiana nei Balcani se non c’è la coscienza di un interesse vitale del nostro Paese verso quell’area. Nessun nostro Governo potrà avere la forza e l’autorità internazionale per contribuire all’avvenire della Bosnia o del Kossovo, malgrado l’imponente impegno militare e finanziario che l’Italia ha oggi in quei paesi, se non c’è un’opinione pubblica Italiana attenta, preparata e non distratta, che si occupi di quei problemi non solo occasionalmente quando succede qualche tragedia eccezionale. Nella storia i tabù non dovrebbero esistere, ogni censura è un grave danno per tutti i cittadini, perché preclude la comprensione di quello che succede o è successo in periodi precedenti in contesti analoghi.

In conclusione si vuol ricordare che il 10 febbraio 1947  a Parigi venne firmato il Diktat che impose all’Italia la perdita di Istria, Fiume e Dalmazia e comportò la loro contestuale cessione alla Jugoslavia comunista di Tito che dopo aver ammazzato, gettato nelle foibe circa 20.000 Italiani, portò all’esodo di 350.000 Italiani e quella stessa data del 10 febbraio è stata proclamata dagli esuli e dai loro discendenti quale Giornata della Memoria. In questa triste ricorrenza tutti siamo tenuti, in quanto Italiani a manifestare per non dimenticare e per commemorare degnamente gli Italiani uccisi o scacciati dall’odio frutto di un’ideologia insulsa e disumana.

 

Alessandro M. Fusco

 

Per saperne di più

 http://members.xoom.virgilio.it/foibe/

 www.dalmatia.it

 www.mlhistria.it