La mosca tagliato 1024.jpg

30 Ottobre 2014

iannone.jpeg

Mancano uomini liberi, vogliamo reinsegnare il coraggio agli italiani.

Intervista a

Gianluca Iannone, leader di Casapound

LUCCA, 26 ottobre - Per i detrattori un'altra personaificazione estremista della destra radicale italiana, per la rivista di analisi sociopolitica inglese Demos "uno dei movimenti nazionalpopulisti più difficili da inquadrare in Europa", Casapound si definisce una "avanguardia del pensiero" ed è oggi uno delle realtà del panorama politico italiano guardate con più diffidenza. Il fondatore e presidente Gianluca Iannone è arrivato a Lucca per l'inaugurazione della rinnovata sede cittadina dell'associazione, a pochi metri gli antifascisti manifestavano contro l'evento invocando il dissenso della classe dirigente della sinistra lucchese. Romano, quarantenne, sabato scorso insieme a duemila attivisti di Casapound ha sfilato a Milano a fianco della Lega Nord agitando bandiere col simbolo dell'Unione Europea sbarrato inneggiando lo slogan "Stop invasione".

Cosa ha questa Europa che non va?   

«E' sotto gli occhi di tutti che di fatto non c'è più uno stato sovrano che possa prendere decisioni per i propri cittadini. Esistono canoni sballati che partono da Maastricht, Bruxelles, Strasburgo, ma non vogliamo vivere in una colonia e in una Europa a doppia velocità dove siamo l'ultima ruota del carro. Non vogliamo che i gioielli di famiglia vengano svenduti a cinesi, indiani o arabi e la nostra produzione obbligata a produrre poco perché dobbiamo prendere le arance dalla Tunisia, oppure che si debbano chiudere le acciaierie di Terni perché terzi hanno deciso che l'acciaio venga prodotto in Germania, Olanda o altri posti. Casapound è un movimento che da anni agisce su tutto il territorio nazionale, di impronta laica e non laicista, crediamo in uno stato nazione, sovrano di se stesso. Al momento tutto ciò è fortemente messo in dubbio nella teoria e nella pratica, ecco perché ci siamo trovati a Milano a marciare a fianco della Lega Nord».

La vostra idea è un ritorno al passato oppure avete una proposta più articolata per rivoluzionare questa Europa?

«Noi vogliamo una rivoluzione totale dello stato attuale, uno stato sovrano con industrie che brillino come è sempre stato, una ricerca che dal punto di vista scientifico, tecnico e artistico torni a primeggiare, senza fughe di cervelli e tagli alla ricerca anche medica».

Il capitalismo, con i sistemi negli anni plasmati sulle sue basi teoriche, è il punto fermo di questa società dal punto di vista economico. Rispetto a un passato anche recente, oggi questo modello sembra l'unico possibile, non si può più mettere in dubbio

«E' sbagliato ed è proprio qui il punto. Uno dei primi teorici del capitalismo lo descrisse come un drago che ha continuamente bisogno di alimentarsi di mercati e di popoli, fino a diventare una specie di serpente che si morde la coda e quindi destinato ad implodere. Alla fine tutti producono le stesse cose in una logica al ribasso in cui fioriscono le guerre, perché se andiamo a vedere quelli che fino ad oggi ci hanno detto essere stati canaglia, sono tutti dotati di una banca nazionalizzata che non risponde al Fondo Monetario Internazionale o alla Bce. Il capitalismo è fallito, questo è chiaro. Casapound ha sempre sposato l'idea di una terza via, una visione dell'esistenza diversa rispetto al materialismo del comunismo, del capitalismo e del consumismo»

La 'terza via' Peroniana?

«Crediamo in una autarchia Europea. Attenzione, noi siamo europeisti per vocazione, quindi non contro l'Europa ma contro questa Unione Europea di fatto finanziata, voluta e dettata da banchieri. E' questo il problema, perché laddove c'è usura c'è sterilità».

Il dibattito politico, anche italiano, si snoda molto spesso intorno a problematiche etiche, oppure incentivi o sussidi legati al welfare ma non strutturali. Perché malgrado statistiche che dimostrano un accentremento del reddito in pochissime mani, il tema di una più equa distribuzione della ricchezza prodotta non viene mai affrontato e proposto seriamente da nessun partito?

«Perché questo è il nodo cruciale del capitalismo stesso. Per intendersi mancano i soldi per sfamare l'Africa, mancano i soldi per prevenire le malattie, ma poi arrivano milioni di euro per i vaccini che servono per contrastare epidemie che scoppiano a orologeria. La storia è ciclica, improvvisamente succede qualcosa che fa morire migliaia di persone, poi improvvisamente sparisce, poi ritorna. Come dicono i 'padroni del vapore' c'è bisogno di forti carestie e grandi malattie perché la ricchezza deve rimanere in poche mani. Stiamo andando incontro a una proletarizzazione selvaggia delle nazioni, all'annientamento sistematico della classe intermedia, con popoli dove i poveri aumentano e i ricchi sono sempre di meno, ma sempre più ricchi e al sicuro».

Renzi è di sinistra?

«Certo, è di sinistra come lo era Occhetto. Sono proprio Occhetto, D'Alema, Ciampi, Napolitano, Draghi, ma anche Grillo, che stavano a bordo del 'Panfilo Britannia'. Sono loro che vogliono la svendita totale e l'annichilimento della nazione, la scomparsa della famiglia come principio e della religione come base spirituale».

Per quale fine?

«Per la proletarizzazione non solo delle masse ma anche degli spiriti».

Esiste la libertà di pensiero in Italia?

«No. Ma più che altro mancano gli uomini liberi».

In che ambiti si riscontra questa mancanza di libertà?

«E' semplice, basta che vediamo da chi sono gestiti i mezzi di comunicazione. Le radio di città, i quotidiani anche liberi e indipendenti che poi si sponsorizzano con le pubblicità delle attività locali. Dietro ci sono quasi sempre grandi costruttori, almeno nelle grandi città funziona così. Pensiamo a Il Messaggero di Roma, ma ne potrei citare molti altri: è in mano a Caltagirone, che è colui che ha brutalizzato il piano regolatore e costruisce palazzi obbrobriosi dove vanno a vivere tantissime famiglie senza alcun servizio. Costui oltre che del quotidiano più venduto a Roma è proprietario anche de Il Mattino di Napoli, praticamente poi è lui che decide la politica della città».

In sostanza, quello che sta dicendo è che controllando i media si nega la libertà di pensiero. Però lei anche adesso può dire tutto ciò che vuole, e noi scriverlo

«Poi però se ne pagano le conseguenze»

Una libertà di pensiero formale, quindi?

«Non ci dimentichiamo che sono in vigore leggi liberticide che obbligano tutti a riferire una versione della storia stabilita dai tribunali. Cioè io non posso dire che nel 1945 ha vinto il capitalismo o che ci sono stati bombardamenti degli 'Alleati' sulla popolazione civile. Eppure sono fatti, storia, ma non si possono dire perché si incorre in leggi di stampo mafioso. E' anche vero che questo tipo di meccanismo nel corso dei secoli si è sempre ripetuto, ma quello che c'è oggi è soprattutto la mancanza di uomini liberi, cioè uomini che abbiano il coraggio di dire come stanno le cose».

Perché?

«Perché a differenza degli anni passati esistono delle lobbies di potere molto più radicate. Ad esempio il dogma che la satira, la cultura e il cinema debbano essere di sinistra: un attore non schierato dalla parte giusta non viene fatto lavorare, questa io la chiamo mafia».

A Lucca gli attivisti di Casapound stanno lavorando in una realtà dove forse si devono scontrare anche con pregiudizi dovuti ad un passato in cui movimenti o personaggi legati all'estrema destra sono stati protagonisti negativi di gravi fatti di cronaca. Prendete le distanze da questi gruppi e, comunque, che ne pensa del fatto che veniate accumunati ad altre realtà legate alla destra radicale?

«Credo che ognuno sia responsabile del proprio cammino, quindi io non prendo le distanze da nessuno anche perché non conosco i fatti e per affrontare il discorso dovrei essere nato e cresciuto a Lucca e capire bene di cosa stiamo parlando, ma io sono di Roma. Il fatto è questo: noi siamo Casapound, nel corso degli anni abbiamo dimostrato il nostro valore e la nostra voglia di fare. Anche in questo momento ci sono attivisti che stanno spalando fango a Parma e Genova, come abbiamo fatto a L'Aquila, Salerno e Reggio Calabria e come continueremo a fare. Non facciamo solo protezione civile, ma anche gruppi sportivi, paracadutismo, sub, volontariato negli ospedali, mille cose. Casapound è un universo a se' rispetto a ciò che è la destra, e non sto nemmeno parlando dell'estrema destra a cui noi veniamo spesso per errore accumunati. Noi non siamo estrema destra, semmai estremo centro alto».

Però chi non vi conosce è portato a pensare che siete un movimento molto simile o affine ad esempio a Forza Nuova

«Noi ci chiamiamo in un altro modo, abbiamo un'altra storia, facciamo cose diverse. Il fatto è che siamo dominati dalla paura. Cerco di spiegarmi: prendiamo l'umorismo, in India, Svezia o Australia ridono di cose che a noi non fanno ridere, ognuno ride a modo suo ma la paura è universale. Tutti hanno paura delle stesse cose, dei cataclismi, della miseria, della violenza, la prepotenza. La paura come ordine sociale. Quello che dobbiamo fare è insegnare al nostro popolo ad avere coraggio. Se si guarda alle situazione attuale, spesso le persone sono disperate, ma non si lamenta nessuno perché le gente è dominata dalla paura e da un po' di speranza che domani possa andare meglio. Molti quando vedono un compagno che perde il posto di lavoro fanno come gli opossum, chiudono gli occhi, si fingono morti e sperano non tocchi anche a loro. Ma poi tocca a loro, in un effetto domino dove la gente è tenuta a bada con questo meccanismo. Questo è il punto: Casapound vuole reinsegnare il coraggio»

Allora quando è che l'azione, intesa come qualità dell'attivismo politico, può giustificare l'uso della forza?

«Per difendere. I propri spazi, i propri cari, la propria libertà di espressione».

Perché l'italiano non si ribella mai?

«Gli italiani presto si ribelleranno. Guardiamo ad esempio Terni, dove la gente presto sarà furiosa perché stanno per chiudere le acciaierie su cui si fonda l'economia della città, con tantissime persone che finiranno in strada. Lì adesso siamo arrivati all'ultimo, con i suonatori di piffero dei sindacati che per anni hanno raccontato agli operai che si sarebbero salvati, poi invece in dieci giorni chiude una fabbrica che era fortissima e che è stata un modello per tutta Europa. Intanto chi permette tutto ciò va dalla D'Urso a prendere in giro la gente con gli 80 euro, a dire che non vengono dati a chi vota ma ai bambini, come se questi ultimi non avessero i genitori. Intanto le nostre città stanno morendo e alla fine il coraggio e la violenza emergeranno. Io spero più nel coraggio, perché la violenza genera soltanto un turbinio di altra violenza che distrae l'opinione pubblica e consolida il potere. In questo Casapound è 'gandiana', nel senso alto del termine, perché anche Gandhi aveva una sua idea di non violenza, che non era certo quella di permettere di farsi stuprare le proprie donne. Non a caso era un grande amico di Benito Mussolini». 

Cosa potrebbero fare le persone per reagire a questa crisi?

«Quello che noi speriamo è una reazione, ad esempio auspicherei l'occupazione fisica della fabbriche di Terni, riaccendendo i macchinari e continuando a produrre. Una socializzazione effettiva della fabbrica, estremizzata, perché è l'unica soluzione. L'italiano tornerà a credere e ricomincerà a lottare». 

Alessandro L. @alessandro_laz