10 Ottobre 2007

“GLI EREDI DEL MSI SIAMO NOI”

INTERVISTA A LUCA ROMAGNOLI SEGRETARIO DEL MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE

di Gerardo Picardo

Essere di Destra è una scelta politica ma prima ancora umana. Ci spiega la sua appartenenza?

Ho iniziato ad interessarmi alla politica (meglio direi ad un sistema di valori e ai modi per affermarli) da studente liceale, quando la mia generazione viveva gli anni del disordine sociale ma soprattutto le tensioni ideali per una società in cambiamento (più che realmente in evoluzione come amano dire i “progressisti”). Pur di famiglia orientata (con pochissime “eccezioni”) verso il MSI e con “chiare” ascendenze (mio nonno materno partecipò alla “marcia su Roma”, mio padre concluse la sua adesione alla Repubblica Sociale, con vari mesi di prigionia) non ho avuto nessun orientamento o influenza (ho perso mio padre da bambino) in proposito. Tuttalpiù ho curiosato e mi sono documentato su libri e riviste dell’epoca della biblioteca di famiglia, spinto anche dalla demonizzazione sistematica di quel periodo della nostra storia. Andavi a scuola (già alle elementari) e ti raccontavano di “quanto brutti erano stati quegli anni”; frequentavi la parrocchia (beh, soprattutto il campetto di calcio) e ti dicevano che anche la Chiesa era da pochi anni uscita da un “tunnel di oscurantismo” come non si ricordava dal basso medioevo; facevi lo scout e pure lì ti dicevano di ringraziare ogni giorno per la bella opportunità che avevi, visto che solo tre decenni prima ti sarebbe stato impossibile mercé l’imposizione della Gioventù Italiana del Littorio). E potrei continuare ancora con diversi esempi. La scelta di militare nell’allora FdG e quasi immediatamente dopo nel MSI, fu fatta a scuola. ma fu una scelta pressoché automatica, quando il curiosare tra i volantini e le iniziative (pacifiche o affatto tali) di chi, poco più grande di me, faceva già politica, mi confermò quella che evidentemente era già una “coscienza ontologica”. Iniziai quindi a frequentare la sede del FdG di Via Sommacampagna (avevo al liceo Righi conosciuto giovani militanti come Carlo Scala, Andreina Tomada, figure originali come “il mormone”, lo stesso Gasparri etc.) e poi, riaperta la Sezione Prati dopo quanto seguito all’omicidio di Mikis Mantakas, seguii il camerata Dommi Morace appunto per la mitica ‘Via Ottaviano 9’. Ho iniziato dall’adolescenza a sentirmi tradizionalista, nel senso dell’immutabilità di alcuni valori, però ho capito che sul piano sociale e quindi politico, si deve vivere la modernità, guardare al futuro, perché il mio essere, il mio anelito è futurista non passatista. Ho creduto di trovare nella militanza politica nel MSI quanto necessario a realizzarmi spiritualmente, immaginando di essere rivoluzionario attraverso l’identità tra l’essere innovatore nella prassi ma conservatore dei principi. Ho creduto e credo che essere rivoluzionari oggi, significa battersi per la modernizzazione dello Stato, dell’amministrazione pubblica, per il miglioramento del sistema sociale, per un’ambiente ed uno sviluppo sostenibile, ma nella continuità con le radici. Questo perché non ho mai ambito a sentirmi “figlio di nessuno” che tende al nulla, come le mode e i modelli negativi di certa “modernità” hanno predicato ed insegnano ai tanti che non hanno “orecchie per sentire”.

Cos’è oggi la Destra radicale?

La “destra identitaria” e la comunità militante e di simpatizzanti che si richiamano al Movimento Sociale Italiano, o meglio alla parte più nazionale e idealmente continuista di quel grande Partito.

Oltre le acque di Fiuggi che separano definitivamente Alleanza Nazionale dal vostro percorso politico, cosa rappresenta per voi la Fiamma del Movimento Sociale italiano?

Quello che ha sempre rappresentato il simbolo della nostra fede ardente per l’Italia e i migliori destini del suo Popolo.

I vostri non sono iscritti, ma ‘militanti’. La differenza, avete rimarcato in più occasioni, è nel cuore e nell’impegno che essi mettono nell’azione politica. Un patrimonio che, forse, gli altri partiti hanno smarrito. Come lo valorizzate?

Intanto cercando di rispettare il loro/nostro sentire; seppure nella eterogeneità di alcuni temi i paletti fondamentali non si discutono: si può interpretare, ad esempio, in modo diverso, anche divergente il “posizionamento elettorale/politico”, ma le differenze sul piano politico rispetto “all’alleato della bisogna” sono da tutti condivise e rivendicate. C’é chi vorrebbe condurre le competizioni elettorali in splendido isolamento e chi, pragmaticamente si piega alla logica della legge elettorale, ma il fine ultimo, che é la propaganda e la concretazione del progetto politico antagonista alla proposta liberista del cosiddetto centrodestra quanto del centrosinistra, sinteticamente rappresentato dal nostro anelito per l’affermazione dello Stato Nazionale del Lavoro, non si discute. Certo l’impegno che i nostri militanti e l’attuale “Segretario Nazionale militante” (cito in proposito l’affettuoso dire di Maurizio Boccacci) credo mettono nell’impegno politico é soprattutto ripagato dalla soddisfazione di essere fieramente sempre noi stessi, attaccati al nostro sogno d’Italia e d’Europa, di giustizia e d’ordine sociale, di meritocrazia e solidarietà; tenacemente convinti che prima della materia viene lo spirito, che prima dell’interesse dei singoli vengono quelli dello Stato e della comunità di popolo.

Credono ancora a un progetto politico ‘riscaldato’ da una fiamma. E perché?

Perché passano le mode, cambiano i metodi, ma i valori e le idee sono antichi come l’uomo ed eterni. Sono i valori delle comunità naturali ed organiche.

Chi sono i veri eredi del Movimento sociale italiano?

Indiscutibilmente il MS Fiamma Tricolore. Lo siamo statutariamente (e lo siamo solo noi, in particolare per quanto riguarda le finalità e quindi l’articolo 1 dello statuto), lo siamo fin qui stati e lo continuiamo ad essere in termini di progetto politico e di continuità ideale “senza rinnegare né restaurare” il percorso politico dei nostri padri.

Chi sono i vostri militanti? Hanno un’estrazione sociale definita o sono una galassia che comprende pensatori e gente comune?

Soprattutto “gente comune” nell’accezione positiva, ovvero gente che vive la propria passione e il proprio impegno politico a latere dei suoi impegni di studio e lavoro, gente che non fa della politica una professione, bensì che proietta ansie e auspici prima di tutto sociali, e vuole affermare non solo un sistema di valori ma la loro concretazione e la loro applicazione pratica nella quotidianità delle comunità umane.

Giorgio Almirante è un’icona da spendere in alcune occasioni o piuttosto un grande italiano da tenere a riferimento dell’azione politica?

Certamente un grande italiano - non é quì necessario fare alcuni distinguo su quanto condiviso pienamente o meno della sua vita politica e soprattutto della rotta impressa al MSI -, prima che un grande uomo politico; un’icona nella vita politica e culturale italiana del XX secolo, come anche gli avversari hanno spesso riconosciuto. Un militante che ha saputo caparbiamente propagandare di paese in paese, di bar in bar, di casa in casa l’amore per la patria e il popolo italiano. Un segretario di Partito che neanche in tarda età ha perso l’umiltà del contatto con i militanti e più in generale con chiunque volesse interloquire con lui. Un capo che ha mantenuto la continuità ideale senza rinnegare mai le origini, anche se alcuni “adeguamenti ai tempi” (ad esempio la “scelta atlantica” o la “destra nazionale”) forse avrebbero potuto trovare diversa soluzione. Comunque, paragonato ad altri che nel Partito si ergevano/proponevano a “capi”, e che magari hanno suggestionato più di lui la giovinezza mia e di tanti militanti, oggi mi sento di dire, ha opposto una coerenza e una conseguenzialità dei “fatti alle parole” incomparabilmente maggiore.

Quando salgono sulle vostre segreterie o partecipano agli incontri e manifestazioni del partito, cosa chiedono e dicono i vostri simpatizzanti?

Di continuare a lottare per essere noi stessi e tentare di attuare il programma più originale, nazionale e sociale che offre attualmente il panorama politico italiano. Coerenza, costanza; si radici nel passato ma per i germogli del futuro, altrimenti che “le radici profonde non gelano” lo continueremo a raccontare ancora per poco. Colgo l’occasione per dire che molti militanti (ad esempio da Maurizio Boccacci a Giuliano Castellino, a Puschiavo in Veneto), già di importanti movimenti di base, di associazioni culturali etc., prima non riferibili alla Fiamma, hanno aderito al Partito perché in esso trovano rispetto e soprattutto rilancio per progetti politici, e non solo ospitalità per dare “massa di manovra” ad un Partito che ancor oggi conta su una cosiddetta “struttura pesante” (direi meglio tradizionale, ovvero fatta dal “cuore” in alternativa ai mezzi di comunicazione e finanziari).

Vi accusano di nostalgia, ma su alcuni temi quali lo Stato sociale o la lotta all’usura siete all’avanguardia. Cosa rispondete a chi vi ‘ingabbia’ nelle facili definizioni?

La nostalgia è un sentimento nobile dell’animo umano, importante, quanto inutile o addirittura dannoso nell’azione politica. Non difendiamo certo interessi lobbistici e, men che meno, tutto quanto ruota intorno al peggior male dell’uomo, l’usurocrazia, assai più diffusa di quanto si immagini, specie oggi che un’intera umanità, senza rendersene conto, é indebitata con pochi enormi anonimi plutocrati. Certo anche sul fronte sociale gli esempi potrebbero essere molti; ne prendo uno dei più recenti: abbiamo fatto nostra la proposta autenticamente rivoluzionaria quanto giusta e semplice del “mutuo sociale” per la proprietà popolare della casa. Anche questo promana da progetti del passato (legislazione della repubblica Sociale Italiana) che grazie all’impegno di alcuni camerati come Gianluca Iannone e molti dei ragazzi che ruotano attorno all’esperienza delle “occupazioni non conformi” é divenuta, da proposta di un gruppo militante, importante battaglia, speriamo una delle più caratterizzanti, del MS Fiamma. Insieme abbiamo avviato la raccolta di firme per il referendum popolare nella Regione Lazio, e speriamo di estendere il tentativo ad altre Regioni.

Vi definite ‘fascisti’ o eredi del Ventennio? E in che misura l’orgoglio di un’appartenenza incide sull’oggi della vostra politica?

In politica non si é eredi ma continuatori. Continuità ideale e progettuale non significa pedissequa riproposizione di modelli, scelte, indirizzi, altrimenti si é scioccamente statici, anzi si rischia l’anacronismo e l’involuzione. Il fascismo é stato un grande, complesso multiforme crogiolo di politica, arte cultura, innovazione sociale ed economica e pur riprendendo valori antichi come l’uomo ha saputo attualizzarli, e tutta l’azione politica, peraltro non scevra d’errori (sarebbe folle ritenere che in una così complessa e lunga esperienza di una vasta comunità umana e politica, non solo nazionale, tutto sia stato assolutamente coerente e perfetto) svolta e le sue grandi realizzazioni di opere civili (in senso di civiltà) e sociali ha trovato e trova estimatori anche tra chi quell’esperienza non ha condiviso o condivide, ma ha l’onestà intellettuale di riconoscerla, se non altro oggettivarne i meriti se non apprezzarla, come migliaia di pagine e studi d’incommensurabile quantità e qualità scientifica dimostrano.

Alle ultime regionali nel Lazio, la Destra radicale si è ‘federata’ e ha ‘rischiato’ di far saltare parecchi equilibri costruiti a tavolino. C’è ancora qualche maligno che parla di percentuali da prefisso telefonico, eppure – anche se faticosamente – i risultati si vedono e il consenso sta crescendo. E’ possibile ancora vedere riuniti i partiti-movimenti della Destra ‘pura’?

Posta così la domanda é forviante: la politica é questione di merito e metodo, questi sono il prodotto delle esperienze degli individui e delle comunità politiche nelle quali si aggregano. Per quanto rivendicato a proposito della continuità del Movimento Sociale Italiano, la Fiamma può avere con altri Partiti e/o movimenti delle convergenze, può tatticamente stringere alleanze, confederarsi, desistere etc. Ma non può: rinunciare allo scopo sociale e statutario e ai metodi migliori a raggiungerlo, nonché al rispetto delle gerarchie, intendendo con ciò il riconoscimento meritocratico delle capacità e della continuità militante. Ora, apprezzo la tua volontà (che é poi anche mia e di molti nella cosiddetta “area”), il tuo auspicio di “unità d’azione”, ma noto anche che definirsi di destra radicale o dire cose “d destra” (tanto per usare categorie più comprensibili e “digeribili” piuttosto che dire quello che sentiamo di essere: “terza via”) é cosa semplice assai diffusa, anzi abusata. Alain De Benoist ha sostiene che “destra” e “sinistra” sono categorie ormai traballanti, però per essere chiari e comprensibili, dobbiamo adottare una definizione utile a non creare ‘effetti babelici’. Quindi, pur considerando la relatività delle espressioni, credo sia utile usare, l’espressione di “destra” e di “sinistra”. Pertanto assumo che noi ci riteniamo di “destra”. Peccato che a “fare cose di destra” (meglio direi a sostenere battaglie per l’interesse nazionale e la comunità di popolo) “siano in pochi” e soprattutto con assai variabile continuità temporale.
Manca inoltre in molti il senso della misura e dell’umiltà.
Alcuni incontestabili emblematici esempi.
Per le elezioni politiche 2006 proposi:
- ad Alternativa Sociale (ovvero ad Alessandra Mussolini un’alleanza con lista nazionale per la camera di 12 nomi scelti al 50%; la risposta della collega, per altro a seguire la felice valutazione di Adriano Tilgher che dichiarava alla stampa da Trieste che “la Fiamma era cenere”, fu che al massimo potevo indicare un nome, forse, in via eccezionale due, ovviamente avremmo partecipato sotto le loro insegne. Risultato AS ha perso circa il 40% dei voti rispetto alle elezioni del 2004, la Fiamma ha confermato i suoi voti e la lista De Michelis/Rotondi ha superato entrambi per una manciata di voti, ottenendo i parlamentari che nessuno di noi ha ottenuto;
- al collega Nello Musumeci proposi l’alleanza per la lista senato in Sicilia, peraltro lasciando al suo movimento autonomista la scelta del capolista (quindi dell’eventuale eletto, alla luce della vigente legge elettorale), la risposta fu che era ben possibile, ma rinunciando alla Fiamma Tricolore come simbolo: risultato é stato che la lista Musumeci non ha eletto nessuno per pochi voti, meno di quelli prese dalla lista Fiamma.
E potrei fare altri assai simili esempi, che riguardano comunque forze politiche “alternative”: dal Partito dei Pensionati di Carlo Fatuzzo alla stessa Lega Nord. Quest’ultima, da un accordo con la Fiamma nel Mezzogiorno forse sarebbe uscita meno “spolpata e parassitata” di quanto è invece avvenuto in virtù dell’accordo fatto con gli autonomisti di Lombardo. Ma tanté…

Alcune suggestioni giornalistiche hanno parlato di tre ‘cavalieri neri’ riuniti intorno ad Alessandra Mussolini. Quanto c’è di vero? E soprattutto: che futuro ha il dialogo forte e vero, a volte acerbo, con gli altri partiti della Destra estrema?

Non c’é niente di vero per quanto riguarda il sottoscritto, che il “cavalier servente” non ritiene sia una prospettiva interessante per la sua esistenza. Si può ragionare di intese, di alleanze strumentali/elettorali (e già questo é molto difficile visto prassi ed esiti di precedenti esperienze), niente altro. L’ascendenza non é per me genotipo sufficiente, e troppo spesso il fenotipo é molto diverso, a distanza stellare se non contrario all’insegnamento dell’avo. Comunque, da futurista e da pragmatico quale mi ritengo non dico… mai, ma forse, sempre che vi siano le condizioni necessarie e sufficienti a garantire continuità ed identità del progettto.

Quali sono, ad oggi, i vostri rapporti? E in che cosa il suo partito si differenzia dalle altre formazioni della Destra radicale?

I nostri rapporti sono pressoché nulli. La Fiamma si differenzia nella coerenza e nella continuità di cui sopra, ma anche in alcune questioni di merito, ad esempio quanto alla laicità del progetto politico o alla volontà di non confonderci con suggestioni rivoluzionarie, peraltro interessanti, che vorrebbero mischiare idee che rimangono antitetiche e soprattutto incomprensibili se si vuole cercare il consenso elettorale. Ma qui il discorso si fa troppo lungo e più interessante per un apposito “convegno di studi”.

Media e giornali vi dipingono spesso nel ghetto. E per far conoscere le vostre posizioni, non di rado avete bisogno di dichiarazioni border line e prese di posizione nette. Che strumenti avete per farvi conoscere di più?

Quelli più antichi, per ora: manifesti e piazza. Quelli più moderni e popolari, per ora, internet. Media e giornali non ci dipingono affatto. Usano ovviamente i peggiori stereotipi per amplificare ogni insignificante particolare che risulti ripugnante nell’immaginario collettivo. Se non ci fossero le zucche gialle e le streghe con la scopa (che non a caso muovono interessi enormi in tutto il mondo) per la pagana festa di halloween utilizzerebbero “i fascistelli con il bomber nero e i capelli rasati a zero” (“270 bis” docet).

Ezra Pound sosteneva, a ragione, che ‘l’unica cultura nella quale mi riconosco è quella delle idee che diventano azioni’. Vi dipingono ancora come ‘brutti e sporchi’: ma chi sono i vostri riferimenti culturali, gli autori di riferimento, i percorsi che nel dibattito culturale e politico sentite più vostri?

Da Giuliano Imperatore a Dante Alighieri, da Campanella a Vico, da François-René de Chateaubriand a O. Spengler, da Schopenauer a Nietzsche, da G. Sorel a F. Corridoni, da Gabriele D’Annunzio a F.T. Marinetti, da Balla a Sironi, da Gentile a Bottai, da Arnaldo Mussolini a Berto Ricci, da Curzio Malaparte ad Adriano Romualdi, da José Antonio Primo de Rivera a C. Zelea Codreanu, da Réne Guénon a J. Evola, da Ezra Pound a Ernst Jünger, da Carl Schmitt a Carlo Costamagna, da M. Heidegger a U. Spirito, da Louis F. Celine a Y. Mishima, da P. Drieu La Rochelle ad Alain De Benoist, da T. S. Eliot a Tolkien, da L. Degrelle a Plutarco.… Serve continuare?

E oggi quale parte di letteratura, filosofia, arte o poesia indicate a riferimento delle vostre battaglie?

Come sopra.

Dirsi ‘camerati’ ha ancora un senso? E perché?

Etimologicamente si, ontologicamente si, perché é un termine che distingue una comunità d’azione e di pensiero.

La vostra visione del mondo oscilla tra l’anarca di E. Jünger e il ribelle evoliano. Siete sempre più soli e veri. Quanto durerà questa scommessa?

Invero credo che Der Arbeiter (L’operaio) Jüngeriano sia la figura più rispondente, forse anche più del ribelle evoliano, anche se lo scopo di entrambi, scrive Gianfranco De Turris, é “passare indenni attraverso la combustione della Modernità”. Circa la durata della scommessa, la risposta é quella dei primordi, ovvero da che é l’uomo, esiste un sistema di valori e simboli che mantengono validità perché spiritualmente collegati al mondo della Tradizione: fino alla notte dei tempi, fino al “crepuscolo degli idoli”.

Facciamo un passo indietro: Terrorismo e anni di piombo. Neri e rossi: qual è la verità di quel periodo? Una stagione da chiudere con un ‘perdono’ generale ma anche con il rispetto del dolore delle vittime. Il suo partito come affronta la questione?

Il problema che in Italia non si può contare su una ‘giustizia giusta’, equanime, che riconosca e chieda conto degli errori (degli atti terroristici) nella stessa misura, per chi ha combattuto violentemente lo Stato (il sistema, nel caso del terrorismo “nero”). Emblematici esempi del “due pesi, due misure” si ritrovano negli atteggiamenti della magistratura come delle forze dell’ordine. Anzi, ad alcuni sono state comminate pene a seguito di processi assolutamente indiziari, fortemente gravati dal condizionamento politico, come ad esempio quello sulla strage di Bologna. La persecuzione di Luigi Ciavardini, che peraltro ha pagato il conto con la giustizia per gli altri reati, e più in generale il forzoso tentativo di addossare ai “neri” le stragi degli anni Ottanta, costituisce un “mito incapacitante” e ingenera il dubbio della malafede su settori della magistratura inquirente e requirente.

Il progetto politico che voi proponete quale tipo di Stato e organizzazione della società vuole?

“…Il MSFT si propone la realizzazione dello Stato Nazionale del Lavoro, per il raggiungimento - mediante l’alternativa corporativa - dei più vasti traguardi di giustizia sociale e di elevazione umana, nel rispetto della libertà per tutti e nell’armonia dell’ordine con la libertà”: così recita l’art 1 dello statuto del MS - Fiamma Tricolore, come del resto recitava l’art. 1 dello Statuto del MSI. La nostra visione dello stato è organica e pertanto, come negli organismi l’armonia delle funzioni presiede allo sviluppo e al benessere del tutto, così ai doveri verso la Comunità nazionale corrispondono i diritti; qualsiasi sistema che pretenda di perpetuarsi senza la reciprocità di doveri e diritti, senza un giusto riconoscimento meritocratico è innaturale, e quindi destinato alla sconfitta.
I sistemi tradizionali tennero a freno l’economia (con la sua base utilitaristica) in nome di concezioni superiori, metafisiche e poi metapolitiche. Divenuto il lucro fine della società moderna, l’operatore economico (che nelle società tradizionali aveva funzione comunque funzionale all’etica della comunità) e la sua scienza (l’economia) hanno via via preso il sopravvento sulla politica. Il capitalismo e poi la finanza hanno preso le redini anche dell’economia. La “demonia dell’economia”, che innerva le “democrazie liberal-capitaliste” e ha dominato le società del cosiddetto “socialismo realizzato”, trova una sola alternativa: il corporativismo e la sua sintesi: la socializzazione. Così il significato del lavoro diviene quello di attività svolta per i fini superiori della comunità organica nazionale. Noi intendiamo la Nazione – e fine del nostro Stato è il superiore bene della Nazione -, non come l’agglomerato d’individui o gruppi o popoli che in un determinato momento della storia insistono su un territorio, ma come la realtà unitaria e metafisica di un Popolo, un’unità etica, politica ed economica, per la quale il lavoro ha funzione sociale.

Valori e identità nazionali a vostro giudizio devono fondersi con mirate azioni a sostegno del lavoro e delle famiglie, ma anche della casa e della formazione scolastica. Cosa proponete su questi fronti?

Sono necessarie ed urgenti politiche sociali di sostegno alla Famiglia, pilastro della società e atto fondante per lo sviluppo economico, sociale e culturale, in generale per l’ascesa della Nazione e del suo benessere. La Famiglia va dunque difesa e salvaguardata; la Famiglia e lo Stato insieme sono votati alla tutela ed alla protezione dell’infanzia e della giovinezza. Deve essere sostenuta la difesa della Famiglia naturale, contro qualsiasi forma di sua “perversa parodia” (“coppie di fatto omossesuali” con la conseguente e sostenuta pretesa di uguaglianza sociale e legale di queste, in particolare, in alcune questioni quali ad esempio la possibilità di adozione). Contro il crollo demografico e la crescente disgregazione familiare e sociale, devono essere attuate politiche di difesa, di incentivo e di sostegno della Famiglia naturale e tradizionale. La legge sulle adozioni va rivista, rendendole più spedite e restringendo a casi particolari la fecondazione assistita, perché paternità e maternità non possono essere né un capriccio, né un “affare per pochi”, né un “diritto” di chi “è già” senza considerare i diritti di “chi sarà”. Vanno tutelate le fasce più deboli, dai bambini agli anziani: questi ultimi, una volta ritenuti riferimento per l’intera società, oggi, in pieno “clima di furore consumista”, sono relegati (in quanto irrilevanti produttori-consumatori), ai margini della vita sociale. Noi vogliamo che agli anziani sia riconosciuto il ruolo tradizionale che le grandi civiltà ad essi hanno sempre accordato, in ragione in quanto essi hanno fattivamente costruito il presente e posto le basi del futuro. Per la tutela della Famiglia, é indispensabile che la casa sia un diritto minimale di proprietà di ciascun nucleo familiare. Ogni forma di tassazione sulla prima casa, successiva all’acquisto e che non sia commisurata ad un’eventuale erogazione di servizi, deve essere eliminata (come proponemmo in campagna elettorale per le politiche 2006 e Berlusconi lanciò, ma solo allo scadere della campagna elettorale), mentre è giusto introdurre una tassazione d’incidenza crescente all’aumentare del numero degli immobili di una medesima proprietà. La politica che auspichiamo per la casa dovrebbe prevedere: il blocco delle vendite degli immobili degli enti pubblici e dei relativi sfratti se non dovuti a morosità; la preferenza nazionale nell’assegnazione delle abitazioni di proprietà pubblica; l’immediata assegnazione degli immobili in disuso da oltre 24 mesi; un canone sociale che non superi un quinto del reddito del nucleo familiare.

Il ‘Palazzo’ è da diverso tempo impegnato a rivedere l’architettura costituzionale della Repubblica. Tra leggi e referendum, quale è il vostro pensiero sulle riforme e come partecipate alla definizione di una ‘casa’ comune di regole e democrazia?

Gettiamo sulla bilancia la questione della legge elettorale…
Il MS Fiamma T. propone una legge elettorale unica, che sia informata ad alcune garanzie indispensabili ad una “democrazia partecipata”: governabilità; rappresentanza delle minoranze politiche; facilità di partecipazione alla competizione elettorale (magari prevedendo forme di risarcimento nei confronti dello Stato e degli Enti Locali nel caso in cui la partecipazione alle competizioni elettorali non produca alcuna rappresentanza eletta). Quando si parla di proporzionale pura - e noi, questa é l’unica legge elettorale che vogliamo-, significa non rinunciare a priori al contributo che anche i piccoli Partiti, movimenti civici ed ogni altra espressione della società possono dare al dibattito e alla proposta politica. La buona idea, lo spunto, la proposta e la critica, sono contributi costruttivi che devono avere voce, magari anche solo il cosiddetto “diritto di tribuna”. Poi si tratta di trovare gli accorgimenti, in sede di regole che governano le coalizioni di maggioranza e minoranza, utili affinché i Partiti minori, proporzionalmente rappresentati alle Camere, ma al di sotto di una certa soglia e che non hanno sottoscritto un programma di coalizione, non possano impedire la governabilità della coalizione di maggioranza. Tutto qui, credo. Fintanto che ci sarà in Italia chi sostiene sistemi elettorali maggioritari, ci sarà la sistematica esclusione di piccole parti della società (la cui somma non é affatto numericamente indifferente) e continuerà l’allontanamento della gente dalla politica con conseguente diminuzione dell’esercizio del voto (di questo ne reintrodurrei l’obbligatorietà, c’é anche in altri Paesi europei, come il Belgio ad esempio). Purtroppo, il miraggio di una società in cui solo la minoranza della popolazione vota, ad immagine e somiglianza di quanto avviene ad esempio negli USA, é quanto auspicano in troppi.

Veniamo ad altre importanti questioni: Giustizia, garanzie e libertà di pensiero. Su questo fronte – mi sembra – chiedete l’abolizione dei ‘reati d’opinione’ così come il colpo di spugna su legge Scelba, Mancino e norme transitorie della Costituzione. Perché?

Intanto il MS Fiamma ritiene indispensabile l’effettiva indipendenza della Magistratura da ingerenze d’ordine politico o d’altra natura; dire che in Italia la magistratura é libera da ingerenze e che non vi sia da parte di molti magistrati la politicizzazione dell’indagine, dell’istruttoria e del giudizio, significa fare dell’ipocrisia una bandiera. Anche la separazione delle competenze dei Magistrati giudicanti e requirenti e il riconoscimento della responsabilità civile (e penale, se dimostrata l’intenzionalità persecutoria) dei Magistrati, rimangono due traguardi per una “giustizia giusta”.
Certamente la Fiamma chiede l’abolizione dei “reati di opinione” e delle leggi liberticide del pensiero e dell’associazionismo politico (legge Scelba, Mancino e, perché no, anche delle anacronistiche norme transitorie della Costituzione Italiana). Altresì ferma rimane l’opposizione all’adozione del mandato d’arresto europeo, per tutto quanto sopra menzionato;
In particolar modo, è necessario denunciare e smascherare le lobby che ispirano i cosiddetti “processi alle idee”, che provocano arresti, la messa al bando d’associazioni politico-culturali e la loro criminalizzazione, non sulla base di reati progettati e/o realizzati, ma sulla base del pregiudizio o della discordanza ideologica e culturale. Come é scritto nel programma politico della Fiamma «“il nemico” contro cui non bastano le ordinarie “regole del gioco politico”, deve essere posto al bando; non basta condannarlo nelle idee, sconfiggerlo “democraticamente”, si aggiunge la “dannazione criminale”». Quanto alla “Legge Mancino”, essa nega, in nome della presunta tolleranza, la libertà di manifestazione del pensiero, punti fondamentali e qualificanti d’ogni ordinamento e fondamento giuridico della Costituzione vigente. Difatti, questa norma viola i principi della Costituzione Italiana (cfr. art. 17, 18 e 21 sul diritto di riunione, d’associazione e di libera manifestazione del pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione), e contrasta addirittura con l’articolo 19 della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” delle NU, che afferma il diritto alla libertà d’opinione di diffusione delle informazioni e delle idee, con qualsiasi mezzo di comunicazione e attraverso le frontiere senza interferenze. Anche l’Europa Comunitaria persegue, con l’introduzione del mandato di cattura europeo, ulteriori “possibilità persecutorie” del libero pensiero. Trentadue reati contemplati: primo fra tutti il reato d’opinione, consistente nella pubblica manifestazione, compresa la ricerca storica, di idee “controcorrente” o “revisioniste”. Per la UE é addirittura considerato “reato di razzismo e xenofobia”, una manifestazione o un’opinione, verbale o scritta che sia, difforme da quelle canoniche in materia di immigrazione e integrazione razziale. Si mettono all’indice grandi Paesi e Nazioni (ad esempio l’Iran e Cuba), per la limitazione o addirittura per la repressione della libertà d’espressione, si scorda che in Italia ed i Europa, oltre all’onnipresente sistematica “censura mediatica” si arriva ad imprigionare chi si permette di dissentire o dubitare dalla vulgata “politicamente corretta”, in materie come la storia o nella semplice contestazione di scelte politico-amministrative che contrastano con gli interessi nazionali e lo ius sanguinis dei Popoli europei.

Come si raggiunge secondo il suo partito l’ordine sociale?

Il Movimento Sociale Fiamma Tricolore propugna maggiori garanzie e tutela per le vittime dei crimini; carcere a vita senza possibilità di sconti di pena per crimini particolarmente efferati (per es.: reati contro l’interesse pubblico e la Comunità Nazionale), fino a ipotizzare la pena di morte nel caso di abusi e violenze su minori che ne determinino la morte. Sono poi necessarie condizioni di “pari opportunità” per la così detta “speranza di ascesa sociale”: mettere in condizione fin dalla nascita gli individui di affermarsi attraverso meccanismi meritocratici nello studio prima e poi nel lavoro. Questo é possibile intanto proprio garantendo a tutti i cittadini il diritto allo studio, gratuito effettivamente almeno in ragione del profitto più che positivo.

An e il suo presidente hanno decisamente imbroccato la strada del Ppe. Questa scelta ha delle ricadute per la vostra parte politica? In sostanza: lavorate a recuperare i delusi di via della Scrofa?

Se dovessi giudicare da quanto é avvenuto nell’elettorato della destra e, in fondo, anche tra i militanti del già MSI… direi marginalmente. Chi voleva intendere ha avuto quasi 12 anni per capire che AN del progetto originario missino ha mantenuto solo la gran parte degli uomini e la minore parte delle idee. A parole, “colonnelli”, “grandi elettori” e anche militanti del già MSI, spesso inorridiscono dalle uscite del presidente Gianfranco Fini; lo fanno, appunto dal gennaio 1995, ma nessuno ha rinunciato all’accogliente abbraccio di AN che significa rielezione, consigli d’amministrazione etc. Resta la perplessità sul perché i militanti non hanno trovato fin qui il coraggio di cambiare strada: non credo sia perché, come sostengono i nostri detrattori, manca un’alternativa seria; credo, piuttosto, che il richiamo “ancestrale”, simbolico, e di un mal interpretato (appunto non in senso semiotico né in senso semantico) cameratismo nei confronti di quanti, per anni, hanno identificato come “rappresentanti”, “eredi”, “continuatori”. Insomma é un problema ontologico, al quale molti militanti rispondono da anni con il reiterato noto dubbio shakespeareano dell’essere o non essere.

Che giudizio date di Gianfranco Fini e della sua Destra?

Fini ha per anni rappresentato nel mio immaginario, nell’immaginario di molti che hanno scelto la Fiamma “il liquidatore”, “il traditore”, “l’artefice dell’abiura”. Forse sbagliavo, perché é riduttivo e semplicistico imputare al singolo le scelte, invece ampissimamente condivise, da una classe dirigente e dalla gran parte degli iscritti di un Partito, che alla “liquidazione” del MSI (nel senso di stravolgimento delle finalità statutarie e di programma) non si sono opposti. Non si é opposta “la base”, qualcuno dice, perché abbindolata dalla promessa che tale trasformazione era solo di “forma e non di sostanza”. Allora, dopo dodici anni e reiterate “inversioni di marcia” o “la base già missina di AN” non comprende proprio, o… non ha mai compreso cosa significasse aderire e militare per un Movimento Sociale Italiano. Potevano fare i liberali allora e lasciare il MSI a chi invece voleva e vuole cambiare la società per strutturarla e conformarla allo Stato Nazionale del Lavoro.

E del Cavaliere che propone il ‘partito della libertà’?

Un uomo di grandi capacità politiche e non solo un “gran comunicatore”. Ha capito che é l’unico modo per vincolare ad un progetto unitario “alleati” sulla cui affidabilità e continuità ci sono non dubbi, ma certezze: in termini di discontinuità, ovviamente. Il percorso mi sembra, a dir poco, irto di spine e, comunque, potrà procedere solo se vi sarà dall’altra parte dello schieramento politico un analogo processo di aggregazione e, altrettanto scontato, una nuova legge elettorale in senso maggioritario e/o con elevato sbarramento percentuale, altrimenti… Comunque, seppure condivido assai poco (forse direi niente) delle finalità e delle suggestioni berlusconiane, complimenti e meritati.

Guardando all’altra parte, come seguite le vicende del nascituro Partito Democratico?

Con indifferenza. Non nascerà mai; a meno che non si assista ad una scissione nei DS. Per “compromessi storici” in Italia non c’é mai stata alcuna necessità di un “partito unico del centrosinistra”; quando si é trattato di dividersi la torta amministrativa, a livello locale o nazionale che fosse, “democristiani e comunisti” hanno sempre trovato ottime soluzioni, senza ricorrere a fusioni o alla rincorsa di modelli anglosassoni.

Concretamente, che speranza avete di entrare non nella ‘stanza dei bottoni’, ma di far parte di un processo di definizione della politica che miri al bene comune?

Certo se vigesse una legge elettorale puramente proporzionalista o se fosse effettivamente riconosciuto il diritto di tribuna alle minoranze politiche d’opposizione… o se più semplicemente si tenesse in considerazione, almeno consultiva, le dette minoranze…non andrebbe disperso un patrimonio di idee e progetti, anche s é vero e riscontrabile che non di rado il predetto patrimonio é stato ed é “scimmiottato e parassitato”, ma comunque rilanciato; già questo é una soddisfazione per chi, come Noi, intende la politica come servizio al proprio Popolo, per il bene supremo della Comunità nazionale.

Spesso vi si guarda come a un popolo strano fatto di croci celtiche e braccia tese. Oltre questa visione pressopochista e da circo, chi vi finanzia e come vivete? Quali sono le vostre speranze?

L’unico finanziatore del Partito é il “rimborso elettorale dello Stato” relativo alla mia elezione al Parlamento Europeo del 2004. A questo si aggiungono le quote del tesseramento e qualche piccolo sacrificio personale, del sottoscritto e di quegli iscritti che s’impegnano personalmente nell’attività politica per la Fiamma. Sono fiero di poter dire che delle nostre magre “sostanze” facciamo pubblica informazione, non solo attraverso l’obbligatoria presentazione, approvazione in Comitato Centrale e pubblicazione su due quotidiani, ma anche attraverso il sito nazionale del Partito. Ad esempio per “l’anno politico 2006-2007” la Segreteria Nazionale ha discusso e approvato una serie di impegni di spesa di cui si é data informazione a dirigenti ed iscritti attraverso il sito del Movimento (www.fiammatricolore.net). Colgo l’occasione per fare un ringraziamento pubblico al nostro Segretario Nazionale amministrativo (“Gero” Gargiulo) e al componente della Segreteria Nazionale dott. Alessandro Delicato, grazie anche ai quali il MS Fiamma T. si é guadagnato la citazione sul quotidiano economico ‘Italia Oggi’ come emblematico esempio di trasparenza amministrativa. Anche questo é un vanto rispetto agli altri Partiti e, se consentite, anche rispetto ad altre organizzazioni “d’area”. Speranze? In termini finanziari - ovvero di trovare finanziatori -, pochissime, direi nulle; progetti, invece! Con gli accantonamenti iniziati già da quest’anno, speriamo di riuscire ad acquisire dei beni immobili per il Partito, in particolare vorrei puntare all’acquisto della villa di donna Rachele (Villa Carpena, alle porte di Forlì), occasione che si era presentata quando era Segretario del Partito l’on. Pino Rauti. E non fu colta. Se questo non sarà possibile, cercherò di seguire l’esempio del FN di Le Pen, che nei sobborghi parigini ha la proprietà di un immobile nel quale sono concentrate tutte le funzioni di Partito, dalla stampa del materiale di propaganda ai locali per riunioni etc.

Che peso hanno, soprattutto per i vostri giovani, quelle camicie e gagliardetti neri che non avete chiuso frettolosamente negli armadi dei trovarobe delle ideologie?

Hanno un peso sentimentale ed iconico, sicuramente, anche goliardico, ma la politica la facciamo con lo “sguardo in avanti” perché le nostre radici, ben salde nelle esperienze e nei progetti del passato e i punti di riferimento culturali cui ho già accennato, hanno nell’attualità e, anzi, nella polemica antipassatista -direbbe Marinetti-, il loro sviluppo, i loro germogli. Non forme, ma sostanza, attraverso il giusto metodo per affermare il merito delle questioni e delle idee che non sono morte e non moriranno mai. Le ideologie sono morte, affermano molti. Forse alcune (e che sono state sconfitte): quelle che nei “contrasti della materia” e nel “materialismo storico” cercano soluzioni da proporre od imporre all’uomo. Quelle che fanno leva e hanno a riferimento fondante i valori e i sentimenti, erano, sono e rimarranno eterne, perché hanno mosso i primi passi dall’apparire dell’uomo e, appunto dei suoi sistemi valoriali.

La ‘vostra Europa’ non è quella dei banchieri e dei mercanti, né quella dei burocrati di Bruxelles che decidono la lunghezza delle zucchine e dei piselli ma l’Europa dei popoli. Come vorreste il vecchio Continente e la sua politica per il destino del Mediterraneo?

L’Unione Europea nata a Maastricht, creata artificialmente al di sopra della volontà popolare e governata dalla Commissione europea (da nessuno eletta, bensì frutto dell’indicazione di Commissari da parte dei governi dei Singoli Stati) e dai vertici della BCE (anche questi non eletti né scelti da nessuno se non dalle centrali della grande finanza transnazionale non solo europea), é da rigettare. Ovviamente la Costituzione Europea che si tenta di imporre ai popoli di tutta l’Unione e che i Popoli di Francia e dei Paesi Bassi hanno clamorosamente referendariamente rigettato, é un documento di chiara ispirazione antipopolare, alieno dai valori della Civiltà europea, civiltà derivazione di quella greco-romano-germanica sulle cui radici si sono innestate la tradizione e la sensibilità del cristianesimo che, pur nella nostra visione assolutamente laica della politica, rispettiamo e accogliamo come tratto comune a grande parte delle nostre genti, cultura e religione che hanno plasmato Popoli e culture d’Europa per secoli. La Costituzione Europea così come disegnata dall’assemblea presieduta da Giscard d’Estaing è morta; è stata seppellita dagli esiti referendari di quei Popoli d’Europa, cui abbiamo accennato, che hanno avuto in proposito la possibilità di pronunciarsi, e che sarebbero seguiti anche da analoghi comportamenti di voto, se altri referendum in proposito potessero (il caso dell’Italia che non prevede questa possibilità) o dovessero svolgersi. Non vogliamo un’Europa allargata a Paesi che, per tradizioni, geografia, storia, cultura e religione, non hanno nulla a che vedere con il vecchio Continente, in particolar modo, per quanto in discussione attualmente, Turchia e Israele. Vogliamo sì un’Europa allargata, ma alla Russia, così da poter completare quella Confederazione di Stati che vuole il “Nostro Continente” naturalmente estendersi fino agli Urali. Sogniamo e lavoriamo per pervenire alla realizzazione di una Comunità di Popoli d’Europa, istituita come Federazione di tutte le Nazioni nell’ambito della quale ogni Nazione ha il diritto/dovere di esercitare i poteri di autodeterminazione che gli derivano dall’essere un’entità storicamente e culturalmente definita. Noi perseguiamo un’idea di nazione, in cui saldo é il legame con le proprie origini, la propria lingua, cultura, tradizione, ma una Nazione non sia un’arma contro le altre nazioni, ma sia invece come riconoscimento delle diversità con le quali confrontarsi. Nel Mediterraneo l’Europa ha il suo baricentro tradizionale e di proiezione, pertanto é logico che persegua rapporti d’amicizia e cooperazione con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e con quelli del Medio Oriente (tanto più che l’Italia rappresenta storicamente il ponte tra diverse civiltà), è giusto che l’Europa recuperi quel ruolo di faro che è stato nostro per secoli.

Oltre le frontiere di Maastricht, come si recupera la sovranità economica?

Con il trattato di Maastricht la nostra politica economica è stata sottomessa a drastici “criteri di stabilità” (deficit, bilancio, inflazione, tassi di interesse, etc.). e la politica monetaria, industriale e commerciale dipende dai dettami dell’UE e dalla Banca Centrale Europea. Ovvio che la nostra politica salariale, sociale e presto anche fiscale è, e sarà condizionata. La nostra sovranità economica è annullata. Anche lo stato sociale è condizionato dai parametri condivisi e dagli impegni con l’UE. Ribaltare gli attuali rapporti di forza tra potentati economico-finanziari e istituzioni politiche –europee e nazionali-, è l’unica possibilità per recuperare il controllo politico sull’economia. Tra l’altro l’adozione dell’Euro con un valore assurdo di convertibilità che l’imbelle governo Prodi negoziò, ha fatto pagare in misura assai salata ai cittadini tanto il deficit dello Stato quanto le altre “inadempienze” al patto di stabilità, oltre che sovrimporre al già assurdo possesso/controllo della moneta da parte della Banca d’Italia quello della BCE.

Sul tavolo c’è sempre la questione della Nato…

Uno Stato forte, e così una confederazioni di Stati, deve necessariamente avere una propria politica estera, che sia prodotto della sua naturale proiezione geopolitica. Su questa base, l’Italia e l’Europa devono recuperare la sovranità politica, divenendo soggetto e non più oggetto delle politiche altrui; di conseguenza occorre affrancarsi dalla condizione di vassallaggio alla talassocrazia imperiale statunitense, uscendo dalla NATO e perseguendo politiche volte alla salvaguardia degli interessi e dello spazio vitale ed organico del vecchio Continente. Uscire dalla NATO significa evitare inutili e dispendiose avventure belliche, che provocano esclusivamente ritorsioni sul piano diplomatico, economico e sociale. Solamente affrancandosi dallo stato di vassallaggio rispetto agli interessi imperialistici degli Stati Uniti d’America, l’Italia e l’Europa tutta, potranno riappropriarsi dell’indipendenza politica, economica e militare, realizzando quindi un’Europa armata ed indipendente, tutt’altra cosa dall’Unione europea dei mercanti e delle banche di Maastricht e Bruxelles, un’Europa che attraverso una politica di sicurezza comune possa perseguire gli interessi del nostro Continente nel Mondo ed assicurare la pace.

Una volta la politica definiva strada e ponti, l’incontro con le culture, progettava l’avvenire dei popoli. Oggi invece?

Dovrebbe avere gli stessi fini, anzi ha gli stessi fini se “l’etica della polis” é lo scopo di chi ad essa si dedica. Il problema é che non sono certo la maggioranza quelli che perseguono questo scopo.

Socialità e solidarietà nazionale sono i vostri ‘cavalli di battaglia’. Perché?

Intanto una prima norma di naturale giustizia sociale deve prevedere che i salari siano commisurati al costo della vita attraverso meccanismi automatici di protezione sociale; è impensabile che, all’alba del Terzo Millennio, in uno degli “otto più sviluppati paesi del Mondo”, ci siano famiglie che vedono drasticamente contrarre i loro consumi, addirittura alimentari, nell’ultima decade del mese, come purtroppo incontrovertibili dati Istat dimostrano! E stesso discorso va fatto con le pensioni, che ancor più, essendo fuori della cosiddetta contrattazione tra le parti sociali, finiscono per perdere assai più rapidamente il potere d’acquisto. Queste sono le prime ed essenziali misure di solidarietà sociale che nel XXI secolo andrebbero affermate, proprio per garantire, oltre alla dignità, il valore del lavoro. Sarà l’ottimizzazione del lavoro (e quindi del suo prodotto) attraverso la possibilità di partecipazione agli utili prodotti, che conferirà alla così realizzata cooperazione sociale la dignità di base della solidarietà nazionale.

Uno dei vostri impegni, oltre alla socializzazione, è la partecipazione dei lavoratori al destino come agli utili delle imprese perché il lavoro ha una funzione sociale ben definita. Fermiamoci su questo punto.

Questo é del resto il motivo fondamentale per il quale molti uscirono da AN. Lo Stato che noi perseguiamo, tutela e incoraggia il lavoro e l’impresa perché contribuiscono alla produzione nazionale e quindi alla potenza della Nazione, acciocché possa realizzare se stessa elevando il livello spirituale e fisico dei suoi cittadini. Pertanto il profitto che deriva dal lavoro e dall’impresa non può essere solo finalizzato all’accumulo del capitale, ma è premio e incentivo, tanto per il lavoratore che per l’imprenditore, come dire si tratta di “mezzi” e non possono essere il “fine” dell’uomo. La vittoria è quella sociale della comunità, il suo benessere e il suo sviluppo: al fine materiale é sovrimposto quello metafisico.
Per tali valori e fini, per la dignità di funzione sociale e nazionale che hanno il lavoro e l’impresa, in un siffatto sistema problemi quali la disoccupazione, il conflitto sociale e la precarietà esistenziale semplicemente non esistono. L’eliminazione dell’ordinamento corporativo e della prima realizzata socializzazione dell’impresa, alla fine del secondo conflitto mondiale, invece che “liberare i lavoratori”, ha semplicemente liberato l’alta finanza apatride, togliendo ai lavoratori la prospettiva della partecipazione alle sorti dell’impresa.
L’imperativo è di fare del Lavoro il soggetto dell’economia e la base infrangibile dello Stato, trasformandolo da “strumento del capitale” a “soggetto strumentalizzante” il capitale stesso. Le forze lavoro devono necessariamente, in attuazione dell’art. 46 della Costituzione italiana vigente, entrare nel meccanismo produttivo e partecipare direttamente alla vita della grande impresa attraverso i propri rappresentanti. In questo modo si combattono e si superano contemporaneamente gli egoismi del liberismo esasperato, quanto l’anelito al “livellamento verso il basso” cui tendono i sindacati e le forze “progressiste”.

Liberalizzazioni e svolte economiche: su questo punto ci sono ‘ricette’ spendibili?

Tra i mali attuali con i quali dobbiamo confrontarci ci sono la precarietà dell’esistenza: lavoro, potere d’acquisto, casa, assistenza sanitaria, pensione. La disoccupazione è un emblematico esempio del fallimento delle politiche socioeconomiche adottate dai governi negli ultimi anni; unitamente al libero mercato (che ha generalizzato progressivamente a tutti i settori dell’economia la concorrenza selvaggia e senza freni) è all’origine della scomparsa di interi settori produttivi della nostra agricoltura, della nostra industria e delle nostre attività di servizi.
Con risultati, da un lato di impoverimento dei lavoratori e delle imprese, e dall’altro con uno stato generalizzato di dipendenza dell’Italia dall’estero per moltissime produzioni (anche strategiche). Acciaio (e non solo quello dell’industria pesante), energia, alcune produzioni agricole di base e potrei continuare con altri esempi, non possono essere tiranneggiate da libero mercato a scapito dell’interesse nazionale.

Immigrazione e criminalità. La vostra posizione è netta…

La difesa dell’identità nazionale non può prescindere dalla lotta all’immigrazione incontrollata, fattore disgregativo dell’identità, ma anche, quando é clandestina mezzo di diffusione della criminalità (cosa che trova conferma incontestabilmente, ad oggi, nelle statistiche della popolazione carceraria).
L’immigrazione produce una serie di fenomeni incontestabili: sradicamento e perdita d’identità in chi emigra; sfruttamento dell’immigrato e concorrenza sleale nel “mercato interno del lavoro” con conseguente frizione sociale; incremento delle attività illecite e arricchimento dei mercanti di “schiavi”. Auspichiamo un blocco dell’immigrazione perché l’Italia non ha bisogno di altri lavoratori da sfruttare ed inoltre paghiamo un costo elevatissimo, anche in termini di “frizione socioeconomica”. Inoltre l’espulsione immediata dei clandestini e dei regolarizzati che si macchino di qualsiasi tipo di reato è una misura d’ordine sociale vigenti in molti altri Stati: non si capisce perché richiederla anche per la nostra Italia crei tanto scandalo ed ingiustificata accusa di razzismo, si stabiliscano invece trattati internazionali che sanciscano lo sconto delle pene dei reati nel Paese d’origine degli immigrati condannati. Anche auspicare un graduale ritorno nei Paesi d’origine dei cittadini extracomunitari, coadiuvato da interventi volti realmente a portare l’autosufficienza economica ed alimentare nei Paesi del cosiddetto “mondo in via di sviluppo”, significa sperare che i disequilibri si attenuino e scompaiano, significa sperare che non ci sia più il bisogno di lasciare la propria terra le proprie radici per “sbarcare il lunario” o peggio per sopravvivere.
Auspichiamo inoltre politiche adeguate al rientro in Patria degli emigrati italiani e/o dei loro figli, così come di quei cittadini, tanto più se con doppio passaporto, di quei Paesi con i quali l’Italia ha antichi rapporti storici, religiosi, culturali. é solo l’interesse o la demagogia che guida chi affronta il problema attraverso periodiche “regolarizzazioni di massa”.
Infine, la presenza sul territorio italiano di etnie sempre più numerose, che spesso privilegiano la loro appartenenza comunitaria ed identitaria rispetto alla loro assimilazione al modello di vita italiano, pone sovente un problema di “convivenza civile”. Sintetizzando sosteniamo che si deve: ricondurre il diritto d’asilo politico al suo significato originario; lottare contro il falso turismo, spesso pretesto di bieche forme di sfruttamento; sancire il principio che chi risiede in Italia deve rispettarne istituzioni, leggi, costumi, tradizioni e religione (comportamenti contrari sono reato di turbativa dell’ordine pubblico e, come tale, devono comportare l’immediata espulsione); assicurare la priorità nell’occupazione, nell’accesso all’istruzione, alle prestazioni sanitarie, agli alloggi popolari, in generale ai benefici sociali agli Italiani.

Politiche sanitarie e diritto alla salute

Riprendo in proposito quanto scritot nel Programma politico 2006 del Partito. Intanto affermo in coscienza e senza retorica la validità di molti dei principi ispiratori in materia del movimento fascista, di molte delle attuazioni in materia sociale del relativo ventennio di governo. Queste andrebbero “riconsiderate”, potrebbero correggere le attuali carenze legislative del Sistema sanitario. Il cinico perseguire il massimo profitto, al di là di qualsiasi salvaguardia e rispetto nei confronti dell’uomo e della natura, rimane, in epoca consumista, l’obbiettivo principale delle grandi multinazionali, anche per la salute delle comunità umane. Questa “logica” non risparmia neppure la Salute pubblica, tanto che il settore farmaceutico/sanitario è spesso campo di battaglia tra le Multinazionali chimico-farmaceutiche, andando spesso a discapito della salute dei cittadini, anche in questo caso, considerati come semplici “consumatori” di farmaci. Per difendere il diritto alla salute occorre una sanità statale garantita per le fasce sociali più deboli, in particolar modo per i bambini e per gli anziani. Ogni contribuzione al sistema sanitario nazionale deve essere commisurata - fatta salva una fascia di reddito di garanzia sociale -, al reddito dell’individuo. Per quanto relativo al sistema ospedaliero, va rilevato che la legge 502 ha prodotto la dissoluzione del tessuto organizzativo dell’assistenza sanitaria. Il controllo degli ospedali va affidato ad ispettori sanitari esterni alle strutture, che vigilino sull’operato e sulla qualità degli addetti, medici, paramedici, ausiliari ecc. Ai Primari va restituita la responsabilità diretta (e non l’attività di coordinamento) nella cura dei pazienti. Deve poi essere rilanciata la rilanciata la medicina preventiva, specie quella scolastica, anche per le malattie infettive, tanto più alla luce della forte immigrazione e della maggiore mobilità internazionale della popolazione. La politica delle colonie estive e termali, per l’infanzia e per gli anziani delle fasce sociali “più deboli”, andrebbe rilanciata (la climoterapia è di dimostrata validità). Infine, considerando l’attuale invecchiamento della popolazione, con il conseguente portato di aumento dei “meno abili” e il mutato stile di vita della Famiglia, suggeriamo un’apposita legge che regolamenti l’attività delle “badanti”, comprendendo nello stipendio la monetizzazione del valore del vitto e dell’alloggio. Questo significa che prevedere un contributo dell’amministrazione pubblica per la cura in casa di ammalati e anziani, tanto più quando coadiuvati da personale esterno al nucleo familiare, é essenziale e si traduce in un risparmio pubblico importante, oltre che nella migliore “terapia psicologica”. Abbandonare gli anziani a se stessi, come troppe raccontano le cronache nel nostro Paese, è uno dei più brutti segni di regresso della civiltà.

Territorio e ambiente che ruolo giocano nei vostri programmi politici?

Territorio e ambiente hanno da sempre un posto fondamentale nella nostra battaglia politica. peccarto che già in passato, il MSI si fece scippare, solo da un punto di vista propagandistico, dalla Sinistra, questa battaglia. Nell’ambito delle politiche sociali che perseguiamo, anche improntate al rilancio dell’occupazione, siamo però favorevoli alle grandi opere pubbliche, utili e non antipopolari, necessarie al prestigio della Nazione e soprattutto funzionali agli interessi della Comunità di Popolo. E dunque: le infrastrutture ferroviarie; l’adeguamento dei porti e degli aeroporti e relativa interconnessione; l’edilizia pubblica popolare; la “portualità minore” o turistica; il riordino, la riqualificazione e la manutenzione del territorio, dei bacini idrografici e della montagna; la rete di distribuzione idrica; l’adeguamento della rete stradale (e non solo e come sempre investimenti per la rete a pagamento); la strutturazione di una vera industria per il recupero e il riciclaggio dei materiali; il rilancio della ricerca e la produzione d’energia (anche di quella “alternativa”: si pensi ad esempio alle grandi possibilità che offre nel nostro Paese la geotermia, la solare, le biomasse); il cablaggio ottico (fin qui appaltato solo ai privati); le strutture adeguateall’immenso patrimonio storico - artistico-museale; etc.
Ho sostenuto e sostengo che nella nostra concezione etica, il rapporto organico tra uomo e natura costituisce non solo il paradigmatico rispetto tra “parti del tutto”, ma l’affermazione di un rapporto impostato sulla via segnata dalla tradizione. L’uomo è parte della natura, i nostri paesaggi sono una proiezione della nostra cultura, terra, acqua ed aria del nostro meraviglioso pianeta vivente sono generosamente a disposizione dell’uomo che ne sappia trarre nutrimento e beneficio assicurandosene la fruizione senza comprometterne l’esistenza. Per questo, la salvaguardia dell’ambiente deve essere considerata un tuttuno con lo sviluppo culturale della Nazione. Il materialismo esasperato degli ultimi decenni, la disinibita crescita economica, la radicale modifica dell’ambiente per consentire ambiziosi progetti industriali e la devastazione delle campagne causata da scriteriati sviluppi urbanistici, hanno condotto all’alienazione della bidirezionale sinergesi uomo e natura. Questo concetto, squisitamente geografico, é totalmente accolto nel nostro progetto politico. Alla luce di tutto ciò esigiamo una difesa della natura che non può essere considerata unilateralmente con criteri economici, poiché la conservazione degli ambienti vitali è più importante dei profitti delle imprese. Inoltre - riprendo dal programma del Partito, visto che in ragione delle mie competenze professionali ho in particolare tenuto a questa parte -, «…rigettiamo qualsiasi tentativo di alterare il naturale percorso e della vita vegetale e animale attraverso l’adozione di Organismi Geneticamente Modificati ed ogni tipo di sperimentazioni genetiche, i cui riflessi sulla salute umana e più in generale sui processi stessi della natura sono ancora incogniti.
Questo non solo e non tanto per la pericolosità per l’uomo degli OGM, ancora tutta da dimostrare scientificamente, ma perché l’utilizzo degli OGM è esclusivamente interesse delle Multinazionali, che perseguendo politiche del massimo profitto, mirano, anche riducendo drasticamente la preziosa variabilità genetica delle coltivazioni naturali, a soppiantare le varietà vegetali tradizionali, diffondendo le monoculture e imponendo sementi di cui controllano integralmente il processo riproduttivo. Significa essere schiavi, invece che dei capricci della natura (qualche volta matrigna, tante volte madre generosissima), di chi produce semi di cui ha l’esclusiva; ancora una volta l’Italia è indietro, rispetto non solo alle Multinazionali ma anche ad altri Paesi (USA, Cina, Brasile, Francia) che hanno fatto ricerca e brevettato OGM. Ulteriore conseguenza? La standardizzazione delle derrate e una civiltà del fast food e del cibo in serie, con stessi colori, sapori, aromi. Ciò evidenzia l’incompatibilità tra le “leggi della natura” e le pianificazioni del capitalismo esasperato; queste si risolvono in una dipendenza prima e in una catastrofe poi per la nostra civiltà agricola e rurale, che deve invece essere rilanciata e rafforzata, soprattutto nella produzione di specificità e prodotti locali ad origine controllata e di alta qualità, attraverso la creazione di consorzi di tutela e commercializzazione dei prodotti, promossi e sostenuti dallo Stato. Il riequilibrio del rapporto uomo - natura, il contrasto dei processi di sfruttamento intensivo ed estensivo del territorio, quanto quelli d’occupazione estensiva ed innaturale dello spazio, trovano tutto il nostro appoggio e pertanto sosteniamo la necessità di apposite politiche di contrasto di tali distruttive tendenze che non consentono un uso ecocompatibile e rinnovabile e quindi “sostenibile” anche in futuro delle risorse. L’Italia è inoltre caratterizzata da un territorio d’elevata “fragilità ambientale”; per le sue peculiarità geologiche, idrologiche, sismologiche e vulcanologiche, è un Paese ad alto rischio. I sistemi di prevenzione – così come del resto la dotazione strumentale e gli addetti al monitoraggio del territorio - sono inadeguati e troppo spesso si adottano “politiche di ripristino” caricando la società di costi enormemente maggiori di quelli che una sana prevenzione comporterebbe: le amministrazioni condonano ad esempio gli abusi edilizi in aree ad alto rischio (emblematici i casi delle pendici di alcuni vulcani attivi, di conoidi di deiezione, di versanti soggetti a fenomeni franosi, di aree golenali e piane alluvionali) assumendosi così non solo l’eventuale responsabilità morale delle futuribili sciagure, ma caricando sull’intera comunità i costi della potenziale ricostruzione. Ignorare la conformazione geomorfologica e l’ambiente generale d’Italia e pianificare il miglior uso del suolo è altrettanto grave che misconoscerne i disequilibri demografici e socioeconomici e in proposito attuare politiche correttive. È forse anche il tempo di rivedere la politica energetica nazionale, questo alla luce tanto dei progressi tecnologici quanto della dipendenza dall’estero; troppo semplicistico appare l’appello al risparmio dei consumi al quale spesso si ricorre per rigettare “l’opzione nucleare”, tanto più quando tale preclusione finisce per essere un fattore di insostenibilità rispetto alla concorrenza delle industrie di altri Paesi. Crediamo che, con senso di responsabilità, una “politica sovranista” debba, pur nella massima considerazione dell’ambiente e della protezione della salute pubblica, interrogarsi e pianificare senza isterismi il proprio futuro energetico. La politica deve ragionare sulla base dei processi regionali, delle connessioni e delle reti di trasporto, scambio e comunicazione, con un occhio alle “risorse ataviche” e uno a quelle potenziali.

Qual è il vostro pensiero sul Sud dello Stivale? E come valorizzare la risorsa Mezzogiorno?

In Italia si è discusso e si continua a discutere di una “questione meridionale”. Già quando si dice “questione” e non si parla del Mezzogiorno come di una “risorsa” e, anzi, se ne specifica in senso negativo l’identità come troppo spesso avvenuto e non dello sviluppo e della migliore integrazione delle risorse del Mezzogiorno (si pensi, ad esempio ad agricoltura e turismo, sovente obliterate per imporre demenziali e clientelari politiche d’industrializzazione) con il resto del Paese. Emblematico esempio ne é stata l’incapacità di governi ed amministrazioni locali di valorizzare territorio e risorse del Meridione. “L’assistenzialismo” concesso al Meridione, di cui si parla a sproposito, tacendo invece della mancata offerta di “pari opportunità” (basti pensare agli squilibri del sistema del credito bancario, alla minore capacità di assicurare l’ordine sociale da parte dello Stato, alla minore dotazione infrastrutturale etc.) é stato invero frutto di politiche clientelari fatte dai grandi “partiti democratici” nel Secondo dopoguerra. La Fiamma si batte affinché “assistenzialismo al Mezzogiorno”, “problemi del Meridione afflitto e sottosviluppato”, “sperequazione Nord-Sud”, restino solo un brutto ricordo storiografico della politica insensata, criminale ed antinazionale che fin qui ha dominato i destini della nostra Comunità di Popolo.

Ultima domanda: cosa avete da dire ai giovani che si avvicinano al vostro partito?

Se cercate impegno sociale, se sentite il richiamo della comunità, se avete passione per i valori tradizionali, se il vostro onore é fedeltà a questo sentire, allora la lotta politica con Fiamma é quella giusta da abbracciare.
Noi siamo il partito dell’identità e dell’unità nazionale, dei valori dello spirito e della Comunità di Popolo, del primato degli italiani, dello Stato organico, dello Stato nazionale del lavoro, per la partecipazione e la socializzazione. Se questo é il vostro sentire, la Fiamma è la bandiera da impugnare.

Gerardo Picardo