06/01/2009

 

 

 

FRANCESCO MANCINELLI – Note Folk e meta-politica

 

Davvero un gran piacere, di quelli che ti arricchiscono, incontrare (virtualmente), conversare ed in qualche modo intervistare Francesco Mancinelli.  Una gran bella persona con un passato molto ricco nel mondo dell’ideale rivoluzionario, che ha in parte tradotto in note musicali, e con un presente ancora ricchissimo ed in continuo movimento verso il futuro.

A marginale contorno di quanto mi ha raccontato, ed a conferma della statura della persona, vi invito a leggere quanto ha recentemente rilasciato a Matteo Cavallaio, controverso studente e laureando di Rifondazione Comunista, ma altra persona dalle grandi aperture ed onestà intellettuale in divenire.

 

http://www.mirorenzaglia.org/?p=4759

 

 

 

Dunque, te negli anni 70 hai fervore politico ed una chitarra, ovviamente passione per l'allora "musica alternativa", ma cosa ti piaceva nel settore.

 

Io nasco politicamente parlando a metà degli anni 70’, in piena mutazione antropologica dell’ambiente neo-fascista. Mutazione di immaginari di riferimento, di linguaggio di collocazione politica, di strumenti di comunicazione e partecipazioni ( basta pensare ai Campi Hobbit).  

 

L’ambiente nazional-rivoluzionario italiano in quel periodo stava rompendo con tutto ciò che era    destra “ con il neo-fascismo di servizio preso in ostaggio dal 1946’ dal blocco reazionario-atlantico,  e nonostante ci si sparasse addosso con gli l’ultra-sinistra si aveva la chiara sensazione che i compagni fossero non i nemici ma solo  “i concorrenti” peraltro in forte crisi di identità. Cominciava a balenare nelle nostre menti che proprio “l’Occidente” fosse in realtà  il nemico principale ( eppure non avevamo ancora letto De Benoist, Faye, Terracciano, Dughin, ecc ecc), ma avevamo letto la Disintegrazione del Sistema di Freda che nonostante abbia 40 anni suonati a mio avviso rimane ancora una delle traccie essenziali di analisi metapolitica e sul poszionamento amico/nemico.

 

Inoltre tutta la cultura anni 70’ ( cinema , teatro, musica, ecc. ecc.) era una cultura condivisa da tutti i giovani ;  si vivevano di riflesso le mutazioni accompagnate dal 68’ , le accelerazioni condivise sui costumi, sul sociale, sulla famiglia . Io prendo in mano strumentalmente la chitarra per strappare “l’egemonia culturale” alla sinistra nelle occupazioni a scuola; e’ ovvio che una delle cose più scandalose era il fatto che il fascio-comunista Mancinelli, noto picchiatore del viterbese,   conoscesse a perfezione il repertorio di Guccini, De Andrè, Lolli, Branduardi ecc ecc. e leggesse tutti i mesi Metropoli , l’organo dell’autonomia operaia . Che cosa stava succedendo ? A molti a sinistra e destra mandavamo in pippa il cervello ….

 

 

 

 

 

 

E' stato un decennio da questo lato immenso, nella sola italia si passa dal progressive, ai cantautori, all'avanguardia, alla new wave di fine decade, più schegge di folk con tutte le sfaccettature che la sigla ammette, tralascio il pop da classifica che resta una costante.

 

Si tutti gli anni 70’ con la sua musica e la sua vitalità,  possono essere interpretati come “l’ultimo orgasmo pagano assoluto” e non solo nel campo musicale (e quindi  politico); infatti oggi si continua ancora a copiare da quegli anni. Quando c’è una “guerra” in atto , anche se una guerra che ha coinvolte poche minoranze ,  o comunque degli sconvolgimenti epocali , significa che c’è un “Pantheon” che irrompe contro un altro Pantheon, c’è uno scontro di forze,  e la cultura assorbe lo scontro,  ne risente complessivamente;  e si generano “ le opere d’arte “ dovute al fatto che gli Dei del Terribile per l’appunto irrompono e si scontrano.

 

 

 

La passione per il folk, che mi pare per te oggi di livello assoluto, come te la trovi? Anche nel mondo ha avuto sfumature infinite se inserito in un contesto fra pop e rock: da Dylan a Buckley in america, Fairport, Horslips, Pentangle in Gran Bretagna, con le derivazioni progressive e psichedeliche di gente come Comus e la spettacolosa Incredible String Band ... e ovviamente sto citando a caso, il campo è sterminato. In Italia, di cui dicevo sopra, c'erano le politicizzate Marini, Balistreri, ma anche Desi Lumini, in parte Giovanna e poi Il Canzoniere del Lazio e via all'infinito

Ecco mi piacerebbe cominciare dai tuoi gusti, il tuo pregresso, e l'interesse per il folk (tra l'altro con lato identitario quello dei Contea e forti reminescenze da quello bretone e in parte britannico) poi parliamo dei tuoi gruppi e partecipazioni che si sono avvicendate .

 

Io non nasco nel Folk ma nella musica della canzone d’autore che si interseca con la musica alternativa di ambiente . Vero che in entrambe i filoni c’è dentro il folk e come.

 

Infatti “ la ballata” alla fine,  è solo una espressione mito-poietica di evocazione e tutta la canzone d’autore italiana non solo è piena di mitopoiesi ma l’Italia è maestra d’arte, caposcuola assoluta di Mito e Poesia.

 

Nel recupero della ricerca folk parte molto dall’ Inghilterra ed dall’ Irlanda ma anche in Francia ed in Italia ci sono delle buone scuole che sostanzialmente copiano ed imitano, risalendo a mio avviso dritti dritti dentro la radice tradizionale in  Occitania . Da Montsegur assediata nasce molto,  se non addirittura tutto .

 

La svolta sulla ricerca folk assoluta la inizio prima nel 1989 con la  prima traccia del Campo dei Ribelli e poi nel 1995 con “Terre di Mezzo” in cui insieme a Carlotta Pallottino cominciamo a saccheggiare i repertori Bretoni, Irlandesi  Scozzesi  e la parte della musica alternativa legata all’immaginario tradizionale.

 

Direi che mi sono sempre mantenuto allenato anche sui canzonieri e repertori  condivisi con la sinistra , repertori che spesso pulsano di tutto tranne che di marxismo scientifico  ( basta pensare a quello che spiritualmente comunica un Guccini o l’anima anarchica-conservatrice di un De Andrè ).

Devo dire che il Combat Folk,  dei Modena City Rambler e quanto di meglio è stato prodotto negli ultimi 15-20 anni in termini metapolitici musicali.

 

Con Contea poi abbiamo fatto il salto di qualità in quanto oggi riusciamo a proporre un repertorio vastissimo e traversale e a fare palinsesti ad hoc a seconda delle esigenze e delle situazioni. Potremmo tranquillamente animare delle serate Ultra-Destra-Radicale o suonare repertori in feste organizzate da Rifondazione Comunista. Per noi è indifferente.

 

Comunque Contea rimane un progetto meta-politico schierato e non neutro che mira al recupero dello stile “ identitario “ e alla mitopoiesi . Il paradosso e che ultimamente  molto dell’ostracismo nei nostri confronti viene proprio dagli ambienti “istituzionali della nuova-destra-antifascista ”, che d’altra parte come sempre  vedono in me “Lucifero” in persona . Forse perché sanno che io cerco di “ Evocare Dei di vendetta ” ( nei loro confronti )  ancora prima che fare musica.  

 

 

 

1) Posizione, la tua, che condivido pienamente. Pensa che uno dei più bei ricordi che ho in musica, va ad uno strepitoso concerto di Eugenio Finardi del 1978, univa il suo ideale ad un grande rock cantautorale …. Sto poi leggendomi con avidità una collezione di RE NUDO che ho avuto da un ex di Lotta Continua …. L’ideale e l’identità devono restare, ma se c’è del buono in cultura e nel folklore va preso da qualsiasi parte stia.

 

Bhè io ci vado a nozze con le sintesi eretiche. Io mi sono formato dalla sintesi dell’inconciliabile. L’ influenza “ gnostica” di De Andrè – Guccini e Lolli e le vette in egualitarie e tragiche di Nietzsche, Spengler, Junger ed Evola.

Saper essere il risultato di una eresia massima di una sintesi inconciliabile …

 

2) Nella recente puntata che la trasmissione radiofonica della RAI “L’ Argonauta” ha dedicato alla musica alternativa, in concomitanza con la precipua pubblicazione del libro “Note Alternative” di Cristina Di Giorgi, Mario Bortoluzzi (Compagnia Dell’ Anello) ha dichiarato che anticomunismo e antifascismo non esistono più se non nella mente malata di qualcuno …..

 

Condivido pienamente quanto sostenuto da Mario. Infatti oggi gli ultimi anticocomunisti ed anti-fascisti irriducibili sono solo nella PdL, sono gli aennini riconverTiti al “Passo delle Oche” ( l’ottimo immaginario lanciato da Alessandro Giuli ). Le vere menti malate, opportunisticamente malate, sono in quel 13% di voti di apparato partorite dall’aborto post-ideologico di Fiuggi.

 

3) Se no mi scordo, ma complimenti assoluti per LA CARAVELLA D’ ARGENTO ricevuta dai CONTEA in occasione del premio Luciano Cirri 2008, un riconoscimento di livello assoluto e condiviso negli anni con personaggi che hanno contribuito a fare la storia d’ Italia.

 

Bhè la Storia d’Italia mi sembra eccessivo. La Storia d’Italia l’hanno fatta personaggi alla Giuseppe Mazzini, Carlo Pisacane, Gabriele D’Annuzio, Benito Mussolini e tra gli anti-fascisto doc sicuramente un Palmiro Togliatti e il grande ideologo Antonio Gramsci.

Direi che il premio Cirri è semplicemente un riconoscimento a chi coltiva una “ vision “ anti-conformista, non-omogeneizzata, non-biodegradabile. E l’importante del Premio e che è stato riconosciuto un valore a tutta la Musica Alternativa, forse la tendenza che ha dato più fastidio al cosidetto apparato istituzionale “della destra nazionale”.

 

4) Poi ci lasciamo, sei impegnatissimo no? Chi ti piaceva della prima scena alternativa, chi nel corso degli anni e chi oggi.

 

Ritengo che Massimo Morsello è stato quello che è andato più vicino allo sdoganamento in termini di qualità e di contenuti, nonché di odiens ed attenzione del mercato.

Ma per quanto mi riguarda devo molto del mio genere anche alla Compagnia dell’Anello ed al suo neo-folk. Oggi credo che Federico Skoll e gli ZetaZeroAlfa siano gli elementi più rappresentativi ognuno nel proprio genere.

 

 

                                                                                                                        Luigi Papi