9 Agosto 2009

 

IL NOSTRO CINQUECENTO DIECE E CINQUE, ATTENDE UN EQUO GIUDIZIO

 

CHI HA STUDIATO IL SOMMO POETA COMPRENDERA’ IL TITOLO

 

di Filippo Giannini

 

      Da un quotidiano di tiratura nazionale, leggo e trascrivo: Turisti del fascismo, per favore, state a casa. E’ l’invito del nuovo sindaco di Predappio, Giorgio Frassineti del Pd (eletto lo scorso 7 giugno), stufo delle migliaia di persone che ogni anno arrivano nel paese  sulle colline dell’Appennino romagnolo, a 16 km da Forlì, dove nel 1883 è nato Benito Mussolini (…). Noi sappiamo bene che il nome del nostro paese è legato indissolubilmente a Mussolini, ma vorremmo che la gente arrivasse a Predappio animata da curiosità (curiosità? Bah! Nda)  e non da nostalgie fasciste. Chi arriva qui deve porsi delle domande (?) e non vestirsi in camicia nera. Premetto che anche il sottoscritto si reca quasi ogni anno a rendere omaggio (e porsi delle domande) a colui che considero un grande, onestissimo uomo. Mai ho indossato, in quelle circostanze una camicia nera, né mostrato gesti nostalgici, anche se nel mio intimo questo senso lo avverto fortemente e ciò aumenta di giorno in giorno, man mano che vivo le rovine e lo sfascio di questo Paese.

   Sono passati  quasi sessantacinque anni (tre generazioni) dal suo assassinio e l’ombra di quell’uomo incute ancora timore. Perché? Molti, tanti, troppi sentenziano che la persona del Duce e la sua creatura, il fascismo sono stati condannati dalla storia. A prescindere dalla banalità dell’affermazione (quando mai la storia ha condannato qualcuno o qualcosa?), su quali basi è stato fatto uno studio serio e storico su Benito Mussolini?

   Ho ricevuto dal Signor Fabreschi (un altro nostalgico) che vive a Sydney, una lettera di una signora che intendo proporre per esternare, alla fine di questo articolo, una SFIDA.

   Ecco quanto scrive la Signora Maria Vezzi. Quando giro la mia città e l’Italia intera e trovo disordine e sporcizia dappertutto, quando apro la televisione e, quotidianamente il telegiornale annuncia delitti, stragi, aggressioni, rapine, violenze ovunque; quando vedo giovani drogati, buttati come stracci sulle piazze, sui marciapiedi, sulle aiuole, e mi rattristo per l’angoscia dei genitori, quando temo di essere aggredita, “scippata” o addirittura malmenata e non so a chi ricorrere perché nessuno mi difende, quando passeggiando mi spavento se sento dietro di me un passo, torno a casa sfiduciata, chiudo la mia “porta blindata” e ricordo. Ricordando ringrazio il Signore di avermi fatto nascere, crescere e vivere la mia giovinezza in quel periodo che “oggi” qualcuno chiama nefasto, nel periodo della dittatura fascista. Dico allora un requiem a Benito Mussolini, esprimendogli tutta la mia gratitudine per avermi fatto conoscere solo cose buone, per avermi fatto vedere solo cose oneste, per avermi insegnato ad amare la mia PATRIA e a distinguere tre colori della bandiera ITALIANA (le maiuscole sono nel testo, nda), per avermi fatto amare, stimare ed apprezzare il mio prossimo, per avermi fatto girare la mia città in qualsiasi ora senza paura alcuna!

   Ricordando mi sento felice perché la mia mente fa un tuffo nel passato e rivedo per un attimo il mondo tranquillo.

   La gente era, serena e laboriosa, nel suo  sguardo c’era amore e amicizia, non odio e risentimento, i giovani felici, semplici e spensierati, vivevano la loro giovinezza fra persone oneste e serene, ignorando tutto ciò che di brutto e di infamante oggi viviamo.

   Le belle città italiane erano ordinate, pulite, con le loro aiuole ed i loro giardini pieni di fiori. Si respirava aria salubre.

   La nostra Italia era bella, dignitosa, rispettata e invidiata ovunque.

   Grazie, BENITO MUSSOLINI (maiuscolo nel testo, nda), ancora grazie di cuore, della vita ci hai fatto assaporare solo il meglio ed hai saputo infonderci i più nobili valori, sei stato il migliore dei Padri!

   La mia giovinezza e quella dei miei conterranei l’hai resa sana, limpida e pura. E noi che oggi ti sentiamo offendere da tanti che si dicono puri e non lo sono, che si dichiarano onesti e non lo sono, noi che ti sentiamo ingiustamente vilipeso da tanta zavorra, che ci guida e ci circonda. Ti ricordiamo con maggiore rispetto e tanta nostalgia.

   Ci auguriamo che l’Onnipotente faccia luce sui giovani di oggi guidati verso il baratro! Essi che nella vita hanno conosciuto, purtroppo solo il peggio: assassinii, rapine, sequestri di persone, stragi,,atti di violenza, droga, intrallazzi, scandali in tutti i settori, possano un giorno non lontano conoscerti per quello che sei veramente stato e glorificarTi per quanto hai dato alla nostra Italia con vera coscienza e con spirito di abnegazione.

   RIPOSA IN PACE, BENITO MUSSOLINI (così nel testo, nda).

                                                                                                                                      Maria Vezzi.

 

   Queste parole di grande semplicità della Signora Vezzi, si contrappongono a quelle del Sindaco di Predappio, Sig. Giorgio Frassineti. La prima dipinge un uomo tutto dedito al proprio Paese, il secondo ne vieta, addirittura il ricordo. Qualcuno potrà obiettare: il Sindaco di Predappio è una persona seria. Giusto, ma la Signora Maria Vezzi non lo è?

 

   E allora: Chi era Benito Mussolini?

 

   Ecco l’opinione di Silvio Bertoldi, tratta dall’introduzione dei volumi Io Mussolini di Guido Gerosa.

    Il primo equivoco su Mussolini è di credere che fosse socialista (…). Lui crebbe nell’avversione ai padroni, all’ordine costituito, al sistema: e siccome gli pareva che questi “ideali” di rivolta fossero alla base del socialismo, si iscrisse al partito, nell’ala più estremista (…). Che sia stato crudele, contrariamente a quanto possono pensare coloro che lo confrontano con altri dittatori moderni, non vi è dubbio. Se occorre, anche confrontandosi dietro comodi schermi, i suoi ordini erano feroci.  Fa uccidere (o tollera che siano uccisi) avversari come Matteotti, Amendola, i fratelli Rosselli; lascia morire Gramsci (“Bisogna impedire a quel cervello di pensare”) e Gobetti; rinchiude in manicomio e ve la tiene sino alla morte una amante, Ida Dalser che non vuole più tra i piedi (…). Ė inventore di quella ignobile politica dei dossier di moda oggi, che inquina e inquinerà per chissà quanto tempo la nostra vita (…). Quella che inventa e che inventano, è una romanità fasulla, da pataccari, interpretata da individui, goffi, lucidi di brillantina, gonfi di fettuccine al doppio burro, impennacchiati come ballerine al Lido, che marciano con piedi doloranti lungo la via dell’Impero aperta demolendo e sventrando sciaguratamente quartieri tra i più caratteristici e indimenticabili della vecchia Roma (…). Pensano di disporre di un potere intoccabile, si abbandona ad una specie di sindrome della superbia, vuole mettersi al pari dei re (…).

   Sin qui (e altro ancora) il giudizio di Silvio Bertoldi.

   Quella di Luigi Sturzo, il padre della moderna Democrazia Cristiana, secondo quanto scrive Francesco Malgari: Sturzo non indaga sulle cause che determinarono le scelte economiche del fascismo, non giudica neanche i risultati, nel bene o nel male. Vi individua soprattutto un processo degenerativo, i cui effetti venivano a nuocere sulla mentalità e sul costume degli italiani: il fascismo teorizzando il ruolo della mano pubblica nella vita economica, alimentava il parassitismo e la corruzione, creava un’aria “greve e soffocante”.

   Così era il fascismo? Così Mussolini?

   Il giudizio del Pontefice Pio XII è completamente diverso; infatti nel 1952 disse: Mussolini è il più grande uomo da me conosciuto e senz’altro fra i più profondamente buoni, al riguardo ho troppe prove per dimostrarlo.

   Commovente è la rievocazione dello storico e giornalista  svizzero Paul Gentizon che sul n° 24 della rivista Les Mois Suisse, del maggio 1945, scrisse un necrologio su Benito Mussolini del quale riportiamo alcuni brani significativi: Mussolini ha subito un’atroce fine (…). Per vari aspetti Mussolini era affascinante. Per anni tutti gli stranieri di rilievo che vennero a Roma non avevano altro interesse che avvicinare l’uomo che, in condizioni estremamente difficili, dopo parecchi anni di anarchia e di caos, era riuscito a rimettere ordine e ritmo all’intera vita dell’Italia moderna (…).    Certamente egli recava su di sé il segno della sua forza e della sua grandezza. L’uomo di Stato, il condottiero impediva di vedere il vero Mussolini. Perché nel fondo l’animava un vero impulso di umanità (…). Sdegnoso di  ogni ricchezza è sempre vissuto modestamente (…). Durante la vita conservò una viva simpatia per gli umili, per i contadini e per i lavoratori. Non appena si trovava in mezzo agli operai parlava volentieri con loro. Noi l’abbiamo visto nelle Paludi Pontine intrattenersi faccia a faccia con un vecchio agricoltore, sulla spalla del quale egli posava familiarmente la mano.

   Coloro i quali vogliono in ogni costo raffigurarlo come un essere intrattabile, rude, duro come il granito si ingannano completamente (…). Il potere non lo logorò per niente. Per tutta la vita egli conservò intatta la sua spontaneità emotiva.

   Non si possono enumerare i suoi atti di bontà (…). Il bilancio del Fascismo? Ha nome: strade, autostrade, ferrovie, canali di irrigazione, centrali elettriche, scuole, stadi, sports, aeroporti, porti, igiene sociale, ospedali, sanatori, bonifiche, industrie, commercio, espansione economica, lotta contro la malaria, battaglia del grano, Littoria, Sabaudia, Pontinia, Guidonia, Carta del Lavoro, collaborazione di classe, Corporazioni, Dopolavoro, Opera Maternità e Infanzia, Carta della Scuola, Enciclopedia, Accademia, Codici mussoliniani, Patti Lateranensi, Conciliazione, pacificazione della Libia, marina mercantile, marina da guerra, aeronautica, conquista dell’Abissinia.

   Tutto ciò che ha fatto il Fascismo è consegnato alla storia. Ma se c’è un nome che, in tutto questo dramma, resterà puro e immacolato, sarà quello di Mussolini (…).

   Sul fascismo, allora, una scomunica o, come da molti considerato, una nuova concezione di vita, un nuovo rapporto con il mondo del lavoro, una nuova forza spirituale che si sintetizza in tutte le forme della vita morale e intellettuale dell’uomo? In altre parole, una specie di religione laica o una invenzione mefistofelica?

   Silvio Bertoldi, Luigi Sturzo, Pio XII, Paul Gentizon, giudici dello stesso uomo, ma con giudizi così contrastanti, stridenti. Troppo stridenti: da una parte la descrizione di una specie di clown, con tutti i difetti possibili e con caratteristiche quasi demoniache. Dall’altra parte è il ritratto di un uomo, di un grande uomo.

   Allora chi era Mussolini? Quello che lascia intravedere il Sindaco di Predappio, oppure quello invocato dalla Signora Maria Vezzi? Quello dipinto da Guido Gerosa e da Francesco Malgari, o quello commemorato da Paul Gentizon e da Pio XII?

   C’è un solo modo per stabilirlo (e qui mi rivolgo principalmente al Sindaco di Predappio): un processo! Sì un processo; si faccia ora quel processo che non è stato mai fatto. Basta con le chiacchiere, basta con le “sentenze senza appelllo”. Sia il Sindaco di Predappio, il Signor Giorgio Frassineti ad organizzare il processo nella piazza principale del paese dove nacque Benito Mussolini. Si appresti un Collegio d’accusa, un Collegio di difesa e si nomini un Giudice. I due Collegi dovranno disporre di tecnici (storici) che illustrino cinquant’anni di storia italiana. Gli italiani – e non solo gli italiani – come abbiamo potuto constatare nei nostri contatti, saranno gli spettatori. Lasciamo a casa le “furbatine”, così che si potrà emettere un sereno giudizio conclusivo sull’uomo Mussolini Benito, e sul regime da lui concepito e realizzato.

   Dato che i “liberatori ci hanno liberato” anche della nostra cultura, mi rivolgo ai giovani di oggi, somari nella scuola, per spiegare il titolo di questo articolo.

   Cari giovani, quando la scuola italiana era fra le migliori del mondo (oggi siamo all’ultimo posto in Europa, dopo l’Albania) non c’era il chuwing gum, né i tatoo, e neanche i pearcing e avevamo la disgrazia di studiare la nostra letteratura, principalmente Dante Alighieri (che non era il terzino dell’Empoli) il quale scrisse la Divina Commedia (in realtà così fu citata da Boccaccio, perché Dante l’aveva titolata solo Comedia), ebbene nel Purgatorio, XXXIII canto (da non confondersi con gli acuti di Peppino Di Capri), Dante Alighieri fa parlare Beatrice (attenzione, cari giovani amici, Beatrice non era la compagna di Ronaldo), la quale così profetizzò la venuta di un Messo di Dio (attenzione, di nuovo, messo non è il maschile di Messa), appunto il D (cinquecento). V (cinque) e X (dieci). Comprendo che per voi studenti di oggi è una cosa piuttosto astrusa, ma sforzatevi un po’. Quindi ponendo insieme le lettere romane formiamo DVX, il quale, a detta di Beatrice sarà portatore di un tempo nuovo (1). Anche se è senza speranza di essere compreso, riporto i versi di Dante:

Non sarà tutto tempo senza reda

l’aguglia che lasciò le penne al carro,

per che divenne mostro e poscia preda;

ch’io veggio certamente, e però il narro,

a darne tempo già stelle propinque,

secure d’ogn’intoppo e d’ogne sbarro,

nel quale un cinquecento diece e cinque,

messo di Dio, anciderà la fuia

con quel gigante che con lei delinque.

    Allora, Signor Sindaco, ci faccia sapere… rompa l’omertà!

  

   P.S. Questo articolo è stato spedito anche al Sindaco di Predappio.

 

 

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1) A scanso di equivoci desidero ricordare che il DVX auspicato da Dante (tramite Beatrice) era molto probabilmente l’Imperatore Arrigo VII al quale fu concessa la corona imperiale, in Laterano, nel giugno 1312. Quello da “Noi” ricordato è stato un Messo d’altri tempi.