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METTI A COLORI INVERTITI

13/01/2010

Scritto da Gabriele Adinolfi

 

Storia non scritta di una folla, di una donna, di una bambina e della mancata buona azione dei benpensanti

 

Metti un'immigrata con una pargola. Metti una masnada che le insegue, che prende a calci la macchina in cui si sono rifugiate. Metti lei che mostra un occhio pesto per le percosse che ha subito.
Mettici anche tutte le femministe, i benpensanti, gli antirazzisti, i soloni, quelli che tutti i giorni si beccano feroci tra loro, rigidamente contrapposti fra laici e clericali, ma che in questi casi sono tutti fratelli.
Immagina quel che accade: settimane di speciali al telegiornale, campagne d'indignazione nazionale e internazionale, psicologi, sociologi, vescovi, assistenti sociali, giuristi, forcaioli e rieducandi che fanno passerella da Porta a Porta ad Anno Zero passando per le emissioni per i ragazzi e i talk show pomeridiani.
E che ne sarebbe della masnada che ha creato il putiferio minacciando la donna e la pargola? Questi si vedrebbero subito affibbiare dei bei soprannomi stile svastichella o carroccella, tutti ne richiederebbero la carcerazione, la rieducazione in un campo di lavoro, la gogna e, visto che ci siamo la castrazione chimica; o forse nemmeno chimica.
E via con le accuse dilaganti di razzismo e con le terapie di massa per una seduta psicanalistica nazionale che ci consenta di curarci un po' tutti, colpevoli comunque, in qualche lato del nostro essere, di mantenere ancora qualcosa di maschio, di orgoglioso, di vitale, d'irriverente.
Giusto? E' così che andrebbe, no?

Metti le cose come sono andate a Rosarno. Metti una cittadina calabrese con una pargola. Metti una masnada che le insegue, che prende a calci la macchina in cui si sono rifugiate. Metti lei che mostra un occhio pesto per le percosse che ha subito. Ed ecco che femministe, benpensanti, antirazzisti, soloni, psicologi, sociologi, vescovi, assistenti sociali, giuristi, forcaioli, rieducandi fanno finta di niente, fischiettano. E no: se una folla in delirio assalta un'immigrata e una bambina, è vigliacca e razzista, ma se una folla di immigrati in delirio assalta un'italiana e una bambina, non si può dire che sia vigliacca e razzista perché tutto il costrutto mentale e ideologico del benpensantismo multicolore e unigrigio ne soffrirebbe non poco.
E allora non una parola, non un'indignazione, non un sentimento di accusa della vigliaccheria e non un attestato di solidarietà verso chi ha subito violenza e se l'è di certo vista brutta. Ovvero una donna e una bambina aggredite da una folla.
Intendiamoci bene: io non avrei gradito affatto che, contro gli aggressori e a favore delle aggredite, si fosse manifestata la tiritera di cui sopra con tutte le banali e stucchevoli esternazioni e il loro nauseante moralismo buonista. Mi fa schifo in una direzione e mi avrebbe fatto schifo in un'altra.
Io sono contro le schematizzazioni e le categorie.

Non sono della razza dei preti, degli industriali e degli intellettuali che considerano gli immigrati delle “risorse”, forse perché a differenza loro, a me gli immigrati non portano denaro.
Io sono tra quelle poche persone che li considerano uomini. Ogni uomo, ogni donna, ha un valore in sé, è diverso dagli altri e dalle altre e non può essere angelizzato o demonizzato a prescindere.
Questo non lo intendono i preti e i marxisti che debbono sempre disegnare sulla lavagna una riga verticale di gesso per scriverci da una parte i buoni e dall'altra i cattivi. Una pratica forse indispensabile a  quelli che sono  poveri di spirito o di cervello, altrimenti non si raccapezzerebbero, visto che non sanno discernere. Che poi le loro categorizzazioni comportino disastri sociali, umani, ingiustizie e persino stragi, diventa un fatto collaterale a cui qualcun altro poi penserà...
Ecco, appunto, qualcuno ci deve pensare. A me preme molto intervenire per cercare di salvarmi, di salvare la mia gente e infine di salvare un po' tutti dai disastri che preti, comunisti e capitalisti hanno generato, tra cui gli effetti di questa gigantesca immigrazione che si dipana assumendo tutti i  peggiori tratti del disastro umano e sociale e che accomuna, nel baratro, spesso contrapponendoli, immigrati e autoctoni.

Non mi sarebbe quindi garbato affatto di assistere a una settimana di caccia mediatica al nero (come pelle) invece della solita caccia al nero (come colore politico).
Ciò chiarito, il fatto che  femministe, benpensanti, antirazzisti, soloni, psicologi, sociologi, vescovi, assistenti sociali, giuristi, forcaioli e rieducandi abbiano taciuto, si siano voltati dall'altra parte, abbiano, in una parola, annullato la realtà di un vile delitto evitando di veicolarla dove solo il reale sembra oggi tale, ossia nel virtuale mediatico, è significativo, inquietante e stomachevole.
Questa gentuzza, che è così brava a sbavare, a pontificare, ad avvelenare le anime con la propria acidità malcelata dietro una maschera di dozzinale e feroce buonismo, è la vera pustola, la vera piaga, la vera dannazione della nostra società.
So che molti di loro, come me, sono favorevoli all'eutanasia. Ma so anche che non sono persone coerenti, consequenziali ed intere e non c'è quindi da attendersi che facciano per il bene comune quello che sarebbe opportuno compissero. Se amassero il prossimo, visto quello che hanno combinato finora, lo lascerebbero in pace e si congederebbero passando ad altra vita. Sarebbe un atto decoroso e d'amore. Ma loro il precetto lo hanno preso alla lettera: il prossimo ciascuno di essi lo ama,  sì, ma come se stesso. Ed è per questo che trasudano disprezzo e nausea da ogni poro. Che fetore, gente! C'è del marcio eccome, ma non occorre cercarlo in Danimarca.