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21/09/2009

Destra Radicale - Nuova Destra : la risultanza politica.

Di Francesco Mancinelli

 

Tratto da: http://www.mirorenzaglia.org/?p=9109
 
In pieni anni 70 e per la precisione 30-35 anni fa,  è databile il consolidamento del  doppio laboratorio culturale di analisi e di formazione politica della destra in Italia. No non parlo  della “destra nazionale”, che non ha avuto mai alcuna aspirazione ad avere un proprio laboratorio culturale e di formazione quadri,   a parte l’episodio dello “scarto ideologico” ereditato dal PCI che fu
Armando Plebe la filosofia della Reazione).  E non mi riferisco nemmeno a  quell’esperienza direttamente ereditata dall’anima sociale ed autentica del Fascismo, una esperienza purtroppo mancata ed incompiuta sul piano politico,  che è stata la ” sinistra nazionale “;  una linea di pensiero che ha espresso dentro il neo-fascismo un ruolo del tutto marginale ed ininfluente,  fino a diventare alla fine del suo naturale ciclo,   un semplice  Centro Studi , una rivista,   e da poco tempo anche un centro di documentazione (1).

 

Destra radicale e Lega Nord

La prima tendenza-laboratorio determinante è la cosidetta Destra Radicale , che nasce come perimetro meta-politco di orientamento e formazione,  ed ha attraversato di fatto la storia di tutto il neo-fascismo italiano;   ha avuto come capiscuola Julius Evola ed Adriano Romualdi e  come laboratorio privilegiato di gestazione il  Centro Studi Ordine Nuovo,   come casa editrice trainante  le Edizioni di Ar nate nel  1963.  Agli inizi degli anni 80, nel Nord-Italia,  altre due riviste assolvono ad una ulteriore evoluzione del perimetro destro-radicale :  la rivista l’Uomo Libero ed Orion,  con accanto le rispettive case editrici (Uomo Libero -  Ed. Barbarossa) , esperienze di altissima qualità e spessore culturale,  che portano alla ribalta temi di portata epocale ed anticipano di fatto la stessa sinistra su
tematiche legate al  mondialismo ed alla globalizzazione dei mercati.
 
Il tema meta politico ,  della destrutturazione dello stato nazionale centralizzato,   la critica del mito  risorgimentale ,  nonché i temi del “radicamento identitario  e delle piccole patrie”,  agiscono  nello stesso periodo, come detonatore,  ed in simbiosi quasi perfetta  con la nascita al nord del fenomeno leghista, impastato dal rimpianto di un certo passatismo mittleuropeo , e con una certa riscoperta in chiave anti-romanocentrica del paganesimo neo-celtico ( il dio Po’  e le ampolle di Bossi, le identità padane pre-romane),   ed infine con tutta una serie di fenomeni di costume adiacenti ma non secondari,  che traggono indirettamente beneficio proprio da  alcuni mito-loghemi  destro-radicali.
 
Di fatto,  già alla metà degli anni 90′ , il tema delle piccole patrie e delle identità etniche emergenti contro gli stati nazionali,  entra profondamente in crisi di fronte al caos Jugoslavo,   e da progetto comunitario ed “identitario” da contrapporre al mondialismo ,  si percepisce che la disgregazione degli Stati Nazionali, sia molto spesso la nuova strategia messa in campo dagli Usa ed da suoi padroni finanziari,  per aggredire e tenere sotto pressione  l’Europa e la Russia.  Non ultimo i sotterranei tentativi neo-liberisti,  di utilizzare il fenomeno leghista per ridisegnare ” ambiguamente ” lo stato nazionale italiano,  secondo un modello di macro-regioni ,  facenti senz’altro comodo a lobby economico-finanziarie ben individuate (2).
 
In perfetta congiuntura temporale scatta poi agli inizi degli anni 90′  ” l’emergenza immigrazione ” , con le  una serie di risposte compulsive e becero-razziste  , ed alcuni proclami ereditati in gran parte dai fenomeni pre-politici nati ai margini della working-class inglese, che finiscono per coinvolgere tutta la destra radicale. Niente di latino,  ma nemmeno di  mittleuropeo  quindi.   Tutto questa fenomenologia irrequieta,   ha  regalato alla destra radicale ” il decreto mancino” .
Per tutti gli anni 90′ , sempre di più,  le tendenze destro-radicali, di fronte alle criticità epocali, scivolano verso derive di chiara marca nazional-populista. L’ 11 settembre 2001 dà il colpo di grazia;  l’isteria uterina della  Fallaci,   e la teoria pilotata dello scontro di civiltà di S. Hugthinton fanno il resto.   Infine , la paura di una nuova invasione islamica alle porte,  sembra ormai voler saldare le sorti e le analisi destro-radicali con le istanze leghiste ,  portando la centralità politica ( … e addirittura  meta politica) ,  sul tema della sicurezza individuale, che secondo un vecchio aneddoto cantato da  
Fabrizio De André potrebbe recitare così “… Qui chi non terrorizza si ammala di terrore ” .
 
La Lega Nord di fatto, nella sua ideologia pragmatica ed anti-ideologica,  oltre la destra e la sinistra,  incarna perfettamente un localismo di chiara marca cripto-protestante (la rivoluzione bianca e protestante che è mancata in Italia?), e si salda,  da un lato  con la tendenza etno-nazionalista pangermanica,  e dall’altro con la visione  socio-bologica di Faye  e del suo  esaltante “archeo-futurismo” (3).
 
Oggi all’interno della “Destra Radicale” , abbandonato il tema centrale “dell’Occidente capitalista (come nemico principale e sistema per uccidere i popoli)
, ma anche la visione del  Tradizionalismo Integrale di Evola e Guenon ,    si è convinti che lo scontro del futuro si attuerà su scala globale,   e con scenari epocali che avranno come priorità assoluta il tema “biologico-razziale” , con al centro il problema nevralgico della sopravvivenza della razza bianca europea,  tematica che,  a mio avviso,  rischia di fatto di appiattire  ” la vision organica” , completa e totalizzante della destra radicale,   su  posizioni molto simili ai neo-nazi americani e ai Wasp ,   riducendo peraltro le profetiche intuizioni di Spengler ed Heidegger ad un minimalismo nazional-populista di “bassa-lega” ; quindi una prospettiva di  guerra totale di difesa dei penultimi  ” identitari “,  assediati dagli ultimi e-migranti ,  senza però che nessuno abbia prima regolato i conti con ” i primi “, cioè con coloro i quali sono la vera causa scatenante,  del dissesto demografico e migratorio globale : il turbo-capitalismo apolide,  uccisore di popoli e culture. E soprattutto avendo opportunamente rimosso il vero nodo epocale : quello delle Sovranità (monetaria, militare, politica e culturale).

 
La Nuova destra e l’evoluzione verso An-Pdl
 
Sul  versante quasi parallelo ed opposto  abbiamo l’altro laboratorio approssimativamente nato a metà degli anni 70′ con l’esperienza  dei  Campi Hobbit ed attorno alla rivista la Voce della Fogna, il laboratorio della Nuova Destra ( da qualcuno ha ribattezzato  con il termine ” Gramscismo” di destra ) .   Nuova destra italiana che trae la sua linfa  vitale dalla nuova destra francese di
De Benoist e Faye e della scuola del GRECE. (4) , e che ha avuto nel  Prof. Marco Tarchi,  attuale Prof. Ordinario presso l’università di Firenze,  il motore e l’animatore principale. In particolare vanno citate le fondamentali riviste guida di elevatissimo spessore e pregio culturale,  che animano da circa 30-35 anni  tale corrente di pensiero: Diorama Letterario, Elementi e Trasgressioni, nonché le case editrici Akropolis e la Roccia di Erec.
 
Possiamo tranquillamente dire che oggi,  una intera classe dirigente di giornalisti, deputati, quadri politici,, scrittori , amministratori pubblici, leader di corrente (… andati tutti a dama grazie a
Berlusconi, basta vedere i nomi presenti in parlamento, in rai, nei giornali di partito e di area), traggono la loro formazione primaria ed “originaria” ,  da questa fondamentale scuola di pensiero ;  potremmo anche tranquillamente affermare,  che  è stato paradossalmente Pino Rauti ( … e non Fini, che poi ne ha usufruito),  il traduttore politico di tale istanze neo-destre,   nella costruzione delle giovani classi dirigenti missine degli anni 80′,  classi dirigenti che oggi fungono da spina dorsale della nuova organizzazione  Aennina-Pidiellina.
 
La storia della Nuova Destra si snocciola  attraverso i convegni storici come  “Proviamola Nuova” ed “Al di là della Destra e della Sinistra” ,  dove si  sono tentati i primi approcci con una certa sinistra culturale propensa al dialogo, in particolare con
Massimo Cacciari , Giacomo Marramao , Giovanni Tassani, Gianni Vattimo .  La ricerca del superamento del nostalgismo ,   e del minimalismo neo-fascista ,  ed una adesione piu’ profonda e matura ai temi legati alle evoluzioni della società civile, hanno  generato nella Nuova Destra il bisogno di una sostanziale e completa de-fascistizzazione delle mentalità, dello stile ,del linguaggio,  fino all’accettazione incondizionata del metodo democratico come unico scenario possibile percorribile.
 
La rottura irreversibile di scuola,  tra Nuova Destra e la Destra Radicale,  si genera intorno al 1984  sulla proposizione-teorizzazione del pensiero tradizionalista  evoliano   come ” mito incapacitante ed impolitico” (5).  Le prese di distanza umane e politiche dalla destra radicale come attigua al  ”terrorismo nero”  ( … come se tutta la destra radicale ” ne fosse stata una emanazione condizionata e diretta ” ), hanno poi generato i primi segni di una mutazione antropologica irreversibile,  una mutazione  che non ha piu’riconosciuto” la propria famiglia di origine ” ;  un  chiaro distacco di immaginari e di linguaggio , di scelta negli interlocutori,   ed il lancio del tema guida della post-modernità fuori e contro le gabbie totalitarie del 900′ , fanno il resto    (la sfida post-moderna  di fatto diventerà per molti,  con il tempo,   un alibi verso la completa  post-ideologizzazione della politica).

 
Alla fine,  la nuova destra come palestra di pensiero,  si sgretolerà,   e le “  nuove destre” diventeranno innumerevoli , tante quante sono state le innumerevoli personalità intellettuali che Vi hanno gravitato dentro , mentre da questa tendenza ” involutiva e disorganica”,   sarà proprio Marco Tarchi a volerne rimanere opportunamente fuori,  per onestà ed integrità intellettuale.

 
Sarà invece il datore di lavoro Berlusconi ed il pragmatismo di Fini nella gestione della “human resource” (…  solo però quelle allineate al percorso sdognamento/abiura/accettazione),   ad evocare a sé i risultati ed i frutti del laboratorio di formazione  chiamato Nuova Destra,  né più ne meno con la stessa operazione concepita da Berlusconi verso la classe dirigente costruita meta-politicamente dentro l’estrema sinistra ( basta dare una occhiata a chi lavora oggi alla Mondadori,  alla Mediaset,   e nelle alte sfere del partito-azienda dell ‘(ex) forza italia ).
 
In particolare vedremo con il tempo, prima l’azione demolitoria del Prof.
Domenico Fisichella,  ideatore  e mentore del progetto di de-fascistizzazione del MSI a Fiuggi;  poi il progetto dell’Italia Settimanale di Marcello Veneziani ( che rileverà una intera scuola di giornalisti nata dalla Nuova Destra )  ed infine il de-pistaggio finale sul piano neo-conservatrice ( … e di fatto anti-fascista),  con  le teste di ponte di  Alessandro Campi e  Gennaro  Malgeri ,  pronto a saldarsi con il progetto vetero-conservatrice dei Marcello Pera e dei  Gianni Baget Bozzo;  i passaggi obbligati di questa naturale ” evoluzione”  si chiudono oggi  nella fondazione “Fare Futuro”,  nuova scuola di pensiero e laboratorio di costruzione di classi dirigenti,  voluto ingegnosamente da Gianfranco Fini,   che ha alla sua base ,   la teoria neo-liberal delle “Identità dinamiche e plurali” (6). Direi talmente dinamiche,  che  Gianfranco Fini,  se ” fosse il leader della destra ” ( … di una destra ancora più nuova ? )  andrebbe perfino bene come leader alla nuova sinistra liberal  (7).
 
Basta osservare come e da chi viene ” prodotta ” questa benedetta società civile, che dovrebbe orientare “le identità dinamiche” delle classi dirigenti che poi ci dirigono;   il  frutto insano  di una dittatura “mediatica” di bassissimo livello ( molto simile nella pratica,  e come insegnava A. Del Noce,  alla dittatura culturale marxista );  una società civile nata ed orientata allo spettacolo ed al dio calcio  , che in Italia è gestita dallo stesso padre-padrone, dalle stesse lobby, dalla stessa cultura,  che da sinistra a destra, paga ed assolda tutte le classi dirigenti, tutte indistintamente, perché abbandonino le loro identità ideologiche originarie (quelle cattive,  quelle superate del 900′) ,  e che alla fine ( del berlusconismo …) lascerà questo “bel paese”  nella stessa situazione “levantinizzata” di sempre , magari in mano chissà,  ad una nuova e ripulita democrazia cristiana !!
 
Diciamolo chiaramente;  An e la Pdl ,  sono state anche il  risultato (forse “non ricercato,  e forse non voluto “) del percorso logico-metapolitico della Nuova Destra  (e della sua tipologia umana ?) , che a forza di de-fascistizzare, di de-strutturare, di trasgredire, di aprirsi (… perdendosi) , di farsi necessariamente accettare “per quello che non si sarebbe mai voluti essere” ,  di in-volvere e ridisegnare linguaggi, immaginari, scenari, e collocazioni assolutamente conformiste,  è arrivata a creare una classe dirigente ed una linea di azione di marca schiettamente neo-liberal , politicamente corretta,  legata spesso al pragmatismo più bieco, all’entrismo più levantino, al trasformismo ideologico  più neutro possibile, ad allo sradicamento ideologico totale.
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(1)   In particolare l’Istituto di studi corporativi, con la sua prestigiosa rivista  e la fondazione Ugo Spirito.
(2)   A tal riguardo vedi :
Lello Ragni Contro la Lega. Le ragioni di una lotta ad un movimento secessionista - Ed. Settimo Sigillo . Nonchè i fasciscoli di “Politica Romana” sui pericoli di un certo pan-germanesimo tutt’altro che anti-mondialista.
(3) Archeofuturismo,  Ed.Barbarossa , 2000,
(4)   Esistono tuttavia delle profonde differenze tra la nuova destra francese e quella italiana soprattutto sui temi legati al “nominalismo” e al “paganesimo relativista” . Al contrario , l’impronta cattolicheggiante della nuova destra italiana si è fatta sempre sentire.
(5)   Da ricordare,  che per lungo tempo i referenti e gli interlocutori  europei ,  delle  due tendenze, sono i medesimi (De Benoist e G. Faye  in Francia, R. Steuckers in Belgio, M. Walker in Inghilterra, ecc. ecc. ).
(6)   La teoria in poche parole dice : non esiste alcuna identità politica ed ideologica organica, forte e centrata, che deve orientare, dirigere e disegnare “destini” ,  ma questa va ricercata unicamente  nell’evoluzione del tessuto civile e sociale,  che di volta in volta si forma. Sarà la società civile che indicherà il progetto di identità da seguire ( … la visione metapolitica più anti-fascista e liquida  che potesse essere concepita).
(7)   ” Se Fini fosse la Destra ” :  da L’ Unità,  11 agosto 2009