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21/06/2009

Oche schizofreniche in salsa surrealista ...

Di FRANCESCO MANCINELLI

TRATTO DA
http://www.mirorenzaglia.org/?p=8091
 
No, non siamo in un film di Fellini o di Emir Kusturica ma a Piazza Vescovio, in occasione della veglia per i trent’anni dalla morte di Francesco Cecchin [nella foto sotto].
 
francesco-cecchin
 
La piazza è presidiata come tutti gli anni da giovani militanti della destra radicale romana, gruppi vari legati per lo più a quel territorio, alla testimonianza del quartiere, ed è ricoperta di manifesti e bandiere che ricordano il sacrificio di un militante di 17 anni, caduto per mano anti-fascista nel giugno del 1979, nel gorgo tragico degli anni di piombo. La storia della morte di Francesco si lega a quella pratica assassina che, nata dalla resistenza anti-fascista del 1944-45, si è perpetuata fino a tutti gli anni 70, in una guerra civile strisciante , spesso sporca ed alimentata occultamente da terze forze. Una guerra che ha finito per coinvolgere generazioni intere di giovani di destra e di sinistra. Giovani che risultavano essere oltretutto anagraficamente fuori dal conflitto originario del 1940-1945 , anzi: fuori da tutti i conflitti.
 
Ma il punto non è questo. Le guerre ci sono sempre state, anche quelle assurde ed etero-dirette e, come si dice, alla fine i soldati prendono coscienza, tornano a casa e ognuno si celebra in silenzio i propri morti.
 
Sui muri e nei manifesti neri affissi intorno alla piazza viene circostanziata, tuttavia, una accusa ben precisa: non tanto contro gli assassini storici, quanto contro ” le oche destre ” (1) . Contro, cioè, coloro che, una volta amici e camerati di Francesco, oggi siedono allegramente in tutte le maggiori cariche istituzionali, assiepati al potere, avendo di fatto rimosso il proprio percorso di radicale militanza dentro il neo-fascismo. Personaggi che  hanno oggi riconosciuto nell’antifascismo e nella resistenza partigiana dell’ultimo conflitto mondiale un valore storico, valore storico ribadiamo, che è in perfetta continuità con chi ha poi praticato poi la lotta anti-fascista assassinando Francesco.
E questo è inutile negarlo.
 
In qualche modo questi personaggi, questi ex-militanti, spesso del FdG e della destra radicale, riconvertiti al mondo dei buoni, hanno abbandonato volontariamente la “memoria condivisa” con i vinti, con i cattivi, con i perdenti, per aderire, invece, a quella ultra-maggioritaria dei giusti vincitori . Qui ci sarebbe da discutere sul metodo usato (soprattutto sull’assenza di una dimensione meta-politica profonda di questo percorso di volontaria dissociazione) ma poco male. A tutti è dato di cambiare idea e di saltare sul carro del vincitore, soprattutto se il vincitore apre alla svelta le porte del paradiso, ti legittima e, soprattutto, incrementa i conti in banca. E’, invece, schizofrenico e patologic,  riconoscere un universo valoriale nuovo (quello anti-fascista ) e poi voler partecipare e mantenere inalterato “il rito” del presente e la condivisione di memoria e di testimonianza con i vinti, con i proscritti, con coloro che sono morti fin dentro gli anni 80, difendendo il retaggio, i valori ed il riconoscimento storico “del male assoluto “.
 
La presenza compatta e militante in piazza di circa 500 giovani attivisti di Azioni Giovani, organizzazione giovanile dell’ex -An , di fatto confluita poi nella Pdl , ha creato così una serata piuttosto nervosa; in alcuni dei presenti erano evidenti dissapori e rabbia, in altri sconcerto e sottile ironia, non è tanto per i ragazzi di Azione giovani che sono per l’appunto “giovani” e sicuramente in buona fede. In molti siamo rimasti invece sbalorditi nel vedere sindaco, neo-deputati e deputatesse , consiglieri europei, comunali, provinciali, regionali, uomini storici di partito e dell’apparato aennino riconvertito all’anti-fascismo pentito, tutti “fascisticamente schierati” e mimetizzati sotto celtiche e tricolori, ed aprire la veglia ed omaggiare solennemente il sacrificio di Francesco Cecchin con marziale saluto (di fatto un comportamento molto poco anti-fascista direi).
 
Vi ripeto: per chi ama i film di Fellini e Kusturica, avrebbe giurato di vedere una scena di supremo surrealismo onirico. Invece, era tutto ferocemente reale.
 
E, allora, ci dobbiamo seriamente interrogare sul dove inizia e finisce la “RECITA”. Non si capisce a questo punto se la “RECITA” è quella che viene fatta giornalmente davanti al Dott. Pacifici, alla comunità ebraica romana, e nelle gite programmate ad Auschwitz, e/o nelle esternazioni sbracciate il 25 aprile sul supremo valore della libertà restituitaci nel 1945 dalle stragi alleate; il tutto condiviso amorevolmente con le organizzazioni storiche dell’antifascismo, alcune delle quali vorrebbero ancora vedere i fascisti tutti egualmente morti; oppure se la “RECITA”  è, al contrario, quella ai “presente” dei camerati caduti, alla condivisione esoterica delle veglie solenni delle strade romane, nei concerti in onore di … , nel mantenimento di simboli, riti, bandiere e cultura pre-politica (quello che volgarmente e con superiore disprezzo è stata chiamata da sempre dai  superiori istituzionali, “Inutile Testimonianza”).
 
Eppure, questa “RECITA” coinvolge tutti i luoghi, le situazioni e le persone  che mai ti aspetteresti, in un ‘orgia surrealista a cielo aperto, per semplice gioco dei ruoli, opportunità tattica, sopravvivenza congiunturale, per abominio individuale o, peggio ancora, (e sarebbe l’apoteosi della risata) in omaggio alla credenza di poter conciliare l’inconciliabile?
 
Se fosse così, sarebbe veramente triste oltreché assurdo. Perché se è perfino comprensibile e giustificabile che “i soliti dirigenti paraculi “, tutti arrivati tranquillamente a dama , mandino nonostante tutto, messaggi rassicuranti alle proprie residuali milizie giovanili (” … non vi preoccupate, noi siamo i veri camerati, siamo sempre quelli di sempre anche se poi pubblicamente dobbiamo dire il contrario …” ), è chiaro che, poi, risultano patologici e/o surrealisti alcuni loro pubblici comportamenti: come se da Fiuggi al congresso di Marzo di adesione al PDL/PPE nulla fosse accaduto.
 
Sarebbe interessante interrogarci ed interrogare su un tale ” fenomeno ” di schizofrenia congenita ad es. Ugo Maria Tassinari e gli altri che ” ci studiano” da vicino, con occhio antropologico più che politico, per capire se è tutto normale o siamo al limite dell’incomprensibile. Oppure, più semplicemente, se siamo noi del “cattiverio testimoniale e pre-politico” a non voler capire; se siamo noi residuali ed anacronistici personaggi di ieri, con quella sindrome fanciullesca (… ma perlomeno coerente) di Peter Pan, a non voler capire che il mondo è cambiato, e che oggi si può essere contemporaneamente Gollum e Frodo, Saruman e Gandalf , Cristo e Giuda. Se, forse, ci sfugge la verità lapalissiana che, essendo oggi tutto liquido e post-ideologico, anche surrealismo e schizofrenia ” fanno futuro”.
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(1) E’ Alessandro Giuli che ha definito nel suo azzeccato  Il passo delle oche, l’incerto ed ondulante incedere della classe dirigente di AN , ancora prima che confluissero nel calderone della Pdl, praticamente già orfane da tempo di pensiero politico e di identità storica.