11 Aprile 2010

Riflessioni di Marzo. “I nostri canti assassini”

Di Francesco Mancinelli

Tratto da:

http://www.mirorenzaglia.org/

 

http://www.mirorenzaglia.org/wp-content/uploads/2010/04/eroi_fondo-magazine-400x364.jpg

 

E anche questo Marzo ce lo ricorderemo. Purtroppo.

Così , mentre ci apprestavamo come ogni anno, a preparare per lunedì 29 marzo, la serata per la ricorrenza della morte di Peppe Dimitri ( 30 marzo 2006) ,  sempre con l’ottima supervisione ed organizzazione di Francesco Bianco, ed in programma il concerto serale della Compagnia dell’Anello,  gli Dei dispettosi hanno battuto un altro tragico colpo.

Giovedì è morto in un incidente stradale Giorgio De Angelis, fratello di Nanni De Angelis, attivista di Terza Posizione,  morto nel 1980.  Siamo rimasti tutti traumatizzati, spezzati dal dolore, e lo siamo tutt’ora, perché la coincidenza e la dinamica tra la fine di Giorgio e quella di Peppe Dimitri è stata pressoché simile. Trovare un senso a tutto cio’? Bhà, non credo sia  impossibile, a meno di non impazzire.

E così,  quelle poche centinaia di anime di una comunità indefinita ed invisibile , disperse e disorientate come la polvere sottile di città , hanno subito un ‘altro colpo mortale , un ‘altra perdita assurda . D’altra parte,  per molti di noi, quelli dell’inutile testimonianza ad oltranza, quelli della sindrome da Peter Pan,  annoiati e disgustati dal cicaleccio elettorale ,  queste assurde circostanze, ci fanno ri-annegare in quelle piccole tempeste di acciaio degli anni 70,  laddove,  come dice Gabriele Marconi, «il nostro cuore si è definitivamente fermato».

Lunedì mattina ci siamo stretti intorno alla bara di Giorgio, nella brezza tiepida ed assolata che batteva su P.zza Ungheria; una bara circondata per l’ intanto dai suoi veri amici, i giocatori del suo amato rugby , che lo hanno salutato a loro modo,  con le loro grida rituali, quelle di un gioco nobile e secolare per niente violento, non dissacrato e plebeo come il calcio,  onorando la maglia di Giorgio posta sul feretro. Poi la sonorità di una ballata pellerossa,  all’uscita della Chiesa di P.zza Ungheria, ci ha fatto ricordare di colpo come anche Nanni, Uomo libero,  fosse legato alla Tradizione Pellerossa;  le nostre facce erano attonite,  e puntavano come a sostenere in un unico abbraccio i fratelli Marcello e Germana, la moglie Valeria, tutta la famiglia De Angelis.

Per chi ha qualche ricordo del passato, nel piccolo teatro di quella Chiesa, aveva esordito agli inizi del 1979 Massimo Morsello,  (anche lui deceduto a Marzo di qualche anno fa per malattia ), in un concerto di finanziamento per i detenuti politici; ma ogni metro di muro di quei quartieri ,  da Piazza Vescovio fino a Viale Libia trasuda di storia, di resistenza esistenziale, di ricordi, di vite spezzate,  in un modo o nell’altro.

Per un attimo,  abbiamo pensato che doveva finire tutto li’, che era abbastanza,  che il concerto della sera doveva essere necessariamente rinviato. Un attimo dopo , ci siamo guardati bene in faccia e dentro. A volte lo sappiamo ancora fare . Di fronte alla morte , ed al Suo Mistero,  la razza dello spirito, canta e intona da sempre riti di liberazione , soprattutto quando i migliori se ne vanno, soprattutto nel mese dedicato al Dio Marte,  ed accedono di diritto ai Campi Elisi , laddove siedono i puri ed i giusti. Quindi era necessario che Peppe e Giorgio venissero onorati.

Così si è consumata la serata di Lunedì , con una Compagnia dell’Anello in ottima forma, con la musica che vibra e che si sente, nelle singole tonalità, negli accordi di dettaglio, nell’arrangiamento puntuale e sublime di chitarra e tastiere;  Marinella e Massimo di Nunzio;   loro figlio al basso , e quel genere “progressive” , con cui molti di noi sono cresciuti musicalmente negli anni.  La voce di Mario Bortoluzzi, lenta e profonda, le sue parole che rintoccano un mantra ormai comprensibile solo a pochi iniziati , l’immancabile cuore rosso di vandeana memoria sulla maglia di Adolfo Morganti,  seduto alle sue percussioni .

Belli e suadenti i nuovi testi della Compagnia; quello sull’aviatore della RSI morto nei cieli di Padova, nella difesa disperata dei cieli della Patria Tradita, toccante la canzone dedicata al volo di un falco ed culto della Montagna (Evola-Rudiatis-Daumal), e gli immancabili riferimenti all’epopea militante, quel magico-tragico tempo che fu : “Pensando ad un amico”, “Anni di Porfido”, “Anche se tutti Noi no”  (almeno lo si spera…).

E mentre riascolto per la miliardesima volta i testi della “Terra di Thule” , della “Rotta per Bisanzio” e di “Al di là dell’Acqua”, rifletto sulla mia e nostra fortuna a poter partecipare ancora a tale riti di memoria e di preghiera , a serate di vera liberazione, tra gli ultimi bardi assediati,  coscienti e ben svegli (come a Montsegur) ,  da questo nulla incomprensibile che avanza. La fortuna di esser tra coloro che riescono ancora ad evocare ed amare il tuono,  e a sentire il peso dei martiri e degli eroi , i nostri fratelli .  La presenza di Germana de Angelis alla serata , ci ha rassicurato,  che la scelta fatta alla fine è stata giusta.

Insomma un concerto intenso ma composto, pieno di emozioni e contenuti , una serata direi piuttosto adulta, per ricordare a nostro modo Peppe e Giorgio. Non ce ne vogliano i ragazzi dell’underground, del pokare maschio e muscolare,  e della danze sfrenate sotto il palco dedicate a Dioniso ed al suo allegro furore , se i loro fratelli maggiori,  come in un teatro greco, amino di più la tragedia secolare,  ed i suoi ritmi lenti, blandi, pesanti … ; non ce ne vogliano,  se alcuni di noi apprezzino l’ esibizione stoico-apollinea, che come giustamente ha fatto notare Gabriele Adinolfi,  è molto simile ad un corso di alta formazione meta politica che ad un giovanile concerto.

Per la Comunità umana, di cio’ che rimane della MILITANZA ROMANA di altri tempi, questi eventi servono a sopravvivere alla vita di tutti i giorni,  e certa musicalità elementare, è molto simile alla semplicità del passo sicuro e spedito,  verso le vette innevate , proprio simile al sicuro incedere che aveva Peppe Dimitri in montagna come dentro la vita;  e assomiglia anche tanto  alla corsa gioiosa, potente, forte e liberatrice di Giorgio verso la meta , con un pallone ovale stretto tra le sue braccia: tutto questo è meglio del potere, meglio dell’Anello di Sauron;  meglio della perfidia inscritta nella inutile decomposizione del mondo.